Vuoi imparare ad amare? Esercitati nella carità, quella vera

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Un’esperienza  fatta in gruppo
Un’esperienza
fatta in gruppo

*di Pierluigi Giovannetti* Quando incontriamo qualcosa di bello, è inevitabile comunicarlo agli altri. Quando ci capita qualcosa che ci rende felici, non possiamo trattenerlo, è nella nostra natura di comunicarlo agli altri. E si comunica con le parole, ma anche con l’espressione del viso e con lo sguardo sincero e radioso.
È successo proprio così al gruppetto di ragazzi della Parrocchia della SS Trinità dei PP Cappuccini di Livorno che, in preparazione al ricevimento del sacramento della Confermazione, sono stati tre giorni in “ritiro” a Borgo San Lorenzo. Lì vicino c’è la casa di riposo San Francesco, dove sono ospitati circa 120 anziani, la maggior parte non autosufficienti, assistiti da personale qualificato, in una struttura ispirata alla Casa Sollievo della Sofferenza, per l’amicizia con padre Pio che legava il fondatore, padre Massimo da Porretta. La casa è gestita dal Terz’Ordine Francescano.
Entrando in quella struttura, era evidente che tutto era orientato primariamente all’attenzione alla persona. Dal salone per parrucchiera da signora, al barbiere, al mercatino di oggetti artigianali provenienti dal laboratorio creativo degli abitanti del villaggio. Gli operatori, gioviali e accoglienti, ci hanno guidato nella visita, ci hanno fatto incontrare alcuni ospiti, ma principalmente ci hanno trasmesso quel senso della caritativa che è essenziale: imparare a vivere come Cristo.

Un’esperienza fatta in gruppo
Un’esperienza
fatta in gruppo

L’esperienza della caritativa è fondamentale nell’educazione dei ragazzi, siano essi adolescenti o giovani. Andando in caritativa, comunichiamo agli altri qualcosa di bello che è in noi, nel farlo realizziamo noi stessi, ma, la cosa determinante è imparare ad usare bene il tempo libero.
Perché nel tempo libero viene galla a che cosa uno tiene davvero. «è il piccolo tempo libero che mi educa; ciò che dà l’esatta misura della mia disponibilità agli altri è l’uso di quel tempo che è solo mio, in cui posso fare “ciò che ho voglia”. Ci formiamo così una mentalità, un modo quasi istintivo di concepire la vita tutta come un condividere.»(1)
Quando siamo usciti dalla visita alla casa di riposo, mi ha colpito il fatto che alcuni dei ragazzi hanno subito chiamato la mamma dicendo che da grandi avrebbero voluto lavorare in una struttura come quella. Chiedevano quale tipo di studio avrebbero dovuto intraprendere per qualificarsi in quel tipo di lavoro.
E poi, tornati a casa, insistevano per rendersi utili in gesti di caritativa. Qualcuno voleva andare a fare la ronda della carità, ma non essendo ancora maggiorenni, gli ho proposto di andare a portare il pacco di alimenti a una famiglia bisognosa tramite la Caritas parrocchiale. Bello come rispondono i ragazzi e l’entusiasmo che ci mettono! Ma è il tempo libero che dobbiamo impegnare e il più a fondo possibile, quel tempo che si trova sempre quando c’è qualcosa che interessa davvero. Importante che il tempo sia veramente libero, quindi senza ledere lo studio o la discrezione in famiglia.

ANDARE IN CARITATIVA Le “leggi” e le “giustizie” schiacciano dimenticando e pretendendo di sostituire l’unico “concreto” che ci sia: la persona e l’amore alla persona. I ragazzi questo lo capiscono, eppure spesso non proponiamo loro esperienze di carità, che invece possano far comprendere concretamente quanto questo sia vero. L’educazione parte anche da qui. Educare alla carità significa educare ad un atteggiamento di prossimità e attenzione verso l’altro, che poi, con normalità, si ripropone nella quotidianità, nei gesti, nelle parole, verso i compagni di scuola, la famiglia, gli insegnanti.... Le proposte possono essere molteplici: associazioni, gruppi e realtà caritative, attraverso le quali fare esperienze ce ne sono a centinaia sparse in ogni territorio, basta solo iniziare a proporle come un vero e proprio cammino di crescita e di fede.
ANDARE IN CARITATIVA
Le “leggi” e le “giustizie” schiacciano dimenticando e pretendendo di sostituire l’unico “concreto” che ci sia: la persona e l’amore alla persona. I ragazzi questo lo capiscono, eppure spesso non proponiamo loro esperienze di carità, che invece possano far comprendere concretamente quanto questo sia vero. L’educazione parte anche da qui.
Educare alla carità significa educare ad un atteggiamento di prossimità e attenzione verso l’altro, che poi, con normalità, si ripropone nella quotidianità, nei gesti, nelle parole, verso i compagni di scuola, la famiglia, gli insegnanti….
Le proposte possono essere molteplici: associazioni, gruppi e realtà caritative, attraverso le quali fare esperienze ce ne sono a centinaia sparse in ogni territorio, basta solo iniziare a proporle come un vero e proprio cammino di crescita e di fede.

Probabilmente andare in caritativa è una delle proposte più classiche che vengono fatte ai nostri ragazzi, ma andarci con questa consapevolezza, cioè che non andiamo per risolvere i problemi di quello o di quell’altro, non andiamo in nome della giustizia o del sociale, non andiamo per avere per forza dei risultati “concreti”, perché «l’unico atteggiamento concreto è l’attenzione alla persona, considerare la persona, l’amore», beh, è veramente un’altra cosa.

«Le “leggi” e le “giustizie” schiacciano dimenticando e pretendendo sostituire l’unico “concreto” che ci sia: la persona e l’amore alla persona […]. Proprio perché li amiamo, proprio per il condividere con loro, non siamo noi a farli contenti; e che neppure la più perfetta società, l’organismo legalmente più saldo, la ricchezza più ingente, la salute più di ferro, la bellezza più pura, la civiltà più “educata”, li potrà mai fare contenti. È Cristo che li fa contenti, chi è ragione di tutto, chi ha fatto tutto: Dio»(2)
Proviamoci ad educare i nostri ragazzi in questa prospettiva, saremo stupiti di vedere di che cosa sono capaci! Una educazione così alla caritativa ha un unico scopo, quello di imparare il valore della carità a scuola, verso i compagni e in famiglia: diventa un modo di essere diverso, che attrae. Provare per credere!
1 L.Giussani, il senso della caritativa”, Società Cooperativa editoriale Nuovo Mondo, Milano, 2005
2 Ibidem