Sentieri N11

copertina sentieri n 11 ottobre 2017

La profondità della scimmia nuda

“Quando la vita si distrae, cadono gli uomini… Occidentali’s Karma…  la scimmia si rialza”.
“Quando la vita si distrae, cadono gli uomini… Occidentali’s Karma… la scimmia si rialza”

*di Edoardo Volpi Kellerman* Un brano scanzonato, divertente e coinvolgente. Sound da ballare, testo da meditare.
Ecco la ricetta del successo di Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, canzone vincitrice del Festival di Sanremo 2017.

Ma le polemiche sono accese, sul Web. Due tifoserie si affrontano: una che accusa il testo di “finta profondità”, di essere un’accozzaglia di riferimenti a caso, da Desmond Morris (1) a William Shakespeare, da Eraclito a buddismo e alla filosofia orientale; l’altra che, proprio appoggiandosi a tali citazioni, sottolinea le possibili chiavi di lettura del testo. Testo che intende ironizzare sulla superficiale ricerca di “spiritualità” dell’uomo occidentale, spesso rivolto al pensiero orientale senza veramente comprenderlo e cercando anzi di “indossarlo” a suo piacimento, come un abito alla moda.
Chi scrive non intende appoggiare nessuna delle due tesi, ma piuttosto analizzare il fenomeno da un punto di vista più sociologico e musicale. Francesco Gabbani non è nuovo a questa formula, che trova fra le sue radici “Sono solo canzonette” di Edoardo Bennato e “L’albero da trenta piani” di Adriano Celentano (con il quale Gabbani ha collaborato, fra l’altro), e secondo qualche critico musicale anche diverse canzoni di Franco Battiato.
71M58zc-OKL_optSi tratta di uno stile comunicativo che nasconde una volontà didascalico-provocatoria, di denuncia mascherata col sorriso.
Nel 2016 il singolo dell’ultimo disco “Eternamente ora” di Gabbani già recitava: “Elaboriamo il lutto con un amen… dimentichiamo tutto con un amen”. Parole dure, soprattutto per chi crede.

Anche nell’ultimo successo Gabbani affronta argomenti delicati, passando dall’evoluzione umana (il libro di Morris nega una rappresentazione dell’uomo attuale come punto d’arrivo, ponendolo all’interno di un sistema complesso in continuo mutamento – il Panta Rei citato nella canzone) alla ricerca spirituale che spesso sconfina nella filosofia New-Age.

Occidentali’s Karma descrive un’umanità spersa, caduta nella tentazione delle “risposte facili” e della “tuttologia del Web”, tesa fra istinti primordiali e una ricerca disperata di un senso della vita, ma la narra con il ritmo di un tormentone estivo, arrivando così a rappresentare la stessa contraddizione fra contenuto e forma di cui si fa critico e portavoce allo stesso tempo.
È la modernità, gente!

Certamente, la canzone riesce a stimolare l’interesse del grande pubblico per tematiche in genere riservate ad appassionati o addetti ai lavori, tanto che anche in una puntata di Radio3scienza2 è stata citata per parlare del libro di Morris con il filosofo ed epistemologo Telmo Pievani.
Ma finora in pochi hanno tenuto conto di un’altra incognita dell’equazione, forse – anzi certamente – la più importante: i ragazzi.
I ragazzi vengono trascinati dal ritmo della canzone, affascinati dall’armonizzazione semplice ma non banale (anche se in pochi se ne accorgono), catturati dall’arrangiamento ben riuscito e soprattutto dall’olè posizionato strategicamente nel testo. Ma quanti di loro hanno le chiavi di lettura necessarie ad approcciarne l’argomento, a comprendere ed elaborare i temi trattati?
La questione ricorda un po’ quella dei Device digitali.
Spesso noi educatori ci si allarma – giustamente – per i rischi insiti in un utilizzo non consapevole dell’enorme “potere” comunicativo che i moderni mezzi tecnologici offrono. La soluzione più semplice (la risposta facile, direbbe Gabbani) potrebbe sembrare quella di vietarne l’uso, o comunque di limitarlo decisamente. Contribuendo però, in questo modo, ad allargare le distanze generazionali e ottenendo spesso l’effetto opposto.
Anche in questo caso abbiamo un’ottima occasione per trasformare un momento di divertimento magari un po’

NAMASTE’... OLE’! Un motivo musicale molto orecchiabile, un testo dai molteplici significati su cui poter riflettere ampiamente, ma soprattutto un’occasione per iniziare un dialogo. Partire da “Occidentali’s karma” per andare “verso” i ragazzi. Da un tormentone nasce la possibilità di un approfondimento.
NAMASTE’… OLE’!
Un motivo musicale molto orecchiabile, un testo dai molteplici significati su cui poter riflettere ampiamente, ma soprattutto un’occasione per iniziare un dialogo.
Partire da “Occidentali’s karma” per andare “verso” i ragazzi.
Da un tormentone nasce la possibilità di un approfondimento.

superficiale in un braimstorming, uno scambio di riflessioni e di idee su temi “alti” come la ricerca della spiritualità, la relazione fra il linguaggio simbolico del messaggio biblico e le scoperte della scienza e, perché no, la nostra relazione con il Web e i “suoi” messaggi più o meno positivi, più o meno autentici.
Un’ulteriore dimostrazione del fatto che per aprire un reale dialogo occorre sempre andare “verso” i ragazzi, magari partendo da un “tormentone” come Occidentali’s Karma – a quanto pare avrebbe dovuto inizialmente avere il titolo in latino, Occidentalis Karma – che ha comunque il merito di stimolare discussioni anche approfondite su argomenti nei quali, chiaramente, noi per primi dobbiamo essere ben preparati.

(1) Desmond Morris, zoologo ed etologo inglese nato nel 1928, è autore di libri di divulgazione scientifica fra i quali il più noto è “La scimmia nuda. Studio zoologico dell’animale uomo” uscito nel 1967. Il libro ha avuto molto successo, analizzando dal punto di vista di un etologo differenze e similitudini fra il comportamento umano e quello dei primati. Ultimamente è stato criticato da per l’erroneità di alcune ipotesi e per il tono “eccessivamente divulgativo”.
Il volume, dopo Sanremo, è risalito nella classifica dei libri più venduti.
Bompiani, 2003, ISBN 978-88-452-4898-6
(2) Puntata del 13 febbraio, disponibile all’indirizzo su www.radio3.rai.it

La presentazione delle offerte. I sentieri che offrono le parole per parlare con Dio

Un popolo stretto  intorno alla mensa
Un popolo stretto
intorno alla mensa

* di don Walter Ruspi* Salmo 116
1 Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
5 Pietoso e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Che cosa renderò al Signore
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore,
davanti a tutto il suo popolo.
Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

La Didaché o Dottrina dei dodici apostoli è un testo cristiano, probabilmente scritto in Siria tra la fine del I e il II secolo, contemporaneo ai libri più tardivi del Nuovo Testamento. La Didaché contiene una catechesi della “via della morte” e della “via della vita”, un itinerario di conversione verso il battesimo ove si presentano indicazioni morali che sottolineano la novità della vita cristiana o la “via della vita” nella comunità ed offre i testi liturgici per la celebrazione del battesimo e per l’eucaristia. Infine parla dell’organizzazione della Chiesa, nei suoi diversi ministeri e carismi, e nelle pratiche liturgiche.

L’OFFERTA DI SÉ STESSI  La presentazione delle offerte non è un semplice rito per disporre pane e vino sull’altare ma è la celebrazione del dono della propria vita. Noi, uniti a Cristo, possiamo essere strumenti di salvezza. Come chicchi di grano che macinato diventano pane e acini d’uva che pigiati diventano vino.
L’OFFERTA DI SÉ STESSI
La presentazione delle offerte non è un semplice rito per disporre pane e vino sull’altare ma è la celebrazione del dono della propria vita. Noi, uniti a Cristo, possiamo essere strumenti di salvezza. Come chicchi di grano che macinato diventano pane e acini d’uva che pigiati diventano vino.

Nel racconto della celebrazione dell’Eucaristia troviamo le mirabili espressioni che ci parlano dell’unità del popolo cristiano stretto attorno alla mensa e costruito in un solo corpo dall’Eucaristia. Ma questa unità nel Corpo di Cristo è preparata del dono di ciascuno, dalla partecipazione della vita di ogni credente, e viene straordinariamente descritta in modo plastico con l’immagine dei chicchi di grano che macinati diventano pane e degli acini d’uva che pigiati diventano vino.
Così la Didachè invita a pregare durante la preparazione all’offerta eucaristica.
Riguardo all’eucaristia, così rendete grazie:
Dapprima per il calice: Noi ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la santa vite di David tuo servo, che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.
Poi per il pane spezzato: Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.
Nel modo in cui questo pane spezzato era sparso qua e là sopra i colli e raccolto divenne una sola cosa, così si raccolga la tua Chiesa nel tuo regno dai confini della terra; perché tua è la gloria e la potenza, per Gesù Cristo nei secoli.
Queste parole sono diventate un testo di preghiera più esteso ove si descrive la molteplicità dei chicchi che macinati e cotti diventano un pane profumato e gustoso, e come i molti chicchi pigiati e cotti dal fuoco della fermentazione diventano un vino generoso, così la vita del cristiano nutrito dal pane eucaristico viene trasformata in un’offerta gradita. Il pane e il vino diventano cibo e bevanda di salvezza perché trasformati dal fuoco dell’amore dello Spirito Santo.
95fb09e6-ba7c-467f-a9c_optQuesta preghiera ispirerà il vescovo e martire Ignazio di Antiochia che di fronte alla morte prega i fratelli cristiani di non intervenire per salvarlo dal martirio, ma si sente un’offerta presentata a Dio:
Sono frumento di Dio: che io sia macinato dai denti delle belve per divenire il pane puro di Cristo. La mia passione è crocifissa, non c’è più in me il fuoco della carne: un’acqua viva mormora in me e mi dice: Vieni al Padre.
La presentazione delle offerte non è un semplice gesto rituale funzionale alla celebrazione, quasi solo per disporre pane e vino sull’altare, ma è la celebrazione rituale del dono della propria vita perché sia unita a Cristo e lo Spirito Santo la trasformi in salvezza per i nostri fratelli.

Il forte abbraccio di Cristo sperimentato in gruppo. Sulla Mensa è noi stessi che presentiamo.
Il forte abbraccio di Cristo sperimentato in gruppo. Sulla Mensa è noi stessi che presentiamo.

Il momento delle offerte non è un “time out”. Breve scheda di pronto intervento
di don Rosario Rosarno
Molte volte il momento dell’offertorio diventa il tempo per scambiarsi due parole sulla settimana trascorsa o guardare intorno a noi per vedere come si è vestito quello o quella. Anche se noi educatori non ci facciamo caso, il rito della presentazione dei doni, quando non è coinvolgente in modo gestuale, nella mente dei ragazzi può diventare un ‘time-out’ durante la celebrazione: come a dire “ok, ora facciamo una pausa da seduti e poi avanti con l’ultima fatica tutta in piedi”.
Come hai letto nell’articolo di don Walter, la presentazione dei doni è molto di più! Ma come farlo capire ai ragazzi…e come capirlo noi? Il senso dell’offerta di noi stessi è abbastanza comprensibile dai ragazzi. Forse però potremmo puntare sul far capire con un’attività cosa succede in quell’offerta, nel momento in cui il sacerdote presidente dice «il mio e il vostro sacrificio siano graditi a Dio».

Facciamo disporre i ragazzi all’interno di un cerchio immaginario. Di questi terremo con noi due volontari. Invitiamo i rimanenti a porsi sul pavimento e ad abbracciarsi/aggrapparsi/aggrovigliarsi tra loro. L’educatore, insieme ai due volontari, cercheranno in tre minuto di tempo a “staccare” più persone possibili. Chi viene “staccato” aiuterà l’educatore a staccare gli altri. Al termine dei tre minuti chi è a terra dovrà “staccarsi”, cambiare compagni di aggrovigliamento e “riattaccarsi”. E si ricomincia. Così per altre tre volte. Vince chi, al termine dell’attività, rimarrà ancora aggrappato all’altro.

16807817_7194407282312_optDopo l’attività è bene spiegare ai ragazzi che durante il momento della presentazione dei doni nella Liturgia avviene come nel gioco: ciascun nostro sacrificio fatto durante la settimana appena trascorsa e “presentato”, appunto, in quel momento con una nostra intenzione particolare, confluisce insieme a quelli che mi stanno accanto e anche a quelli che, seppur fisicamente non in chiesa, offrono i propri sacrifici a Dio. Questo “mix” diventa indissolubile nel Corpo e nel Sangue di Cristo, il nostro sacrificio si unisce a quello di Gesù, le nostre croci quotidiane (e ce ne sono tante!) insieme alla Croce di Gesù Cristo. E così come hanno appena sperimentato i ragazzi che i forti abbracci non possono essere “staccati/spezzati”, anche il forte abbraccio di Cristo a ciascuna delle nostre croci non verrà mai staccata, in modo da essere anche noi “presentati” su quella mensa insieme al pane e al vino.
Il forte abbraccio di Cristo sperimentato in gruppo.

Come educare i giovani alla conversione e alla libertà

Il peccato spezza la comunione tra Dio e l’uomo
Il peccato spezza la comunione tra Dio e l’uomo

*di don Gianfranco Calabrese*
Non aver paura di riconoscere il proprio peccato: educare al perdono nell’incontro con Cristo
L’incontro con il Signore Gesù non conduce i credenti a vivere semplicemente in modo giusto, onesto e solidale la quotidianità, ma li trasforma, rendendoli figli di Dio nel battesimo e li spinge ad assumere e fare propri gli stessi sentimenti di Cristo: «Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, divenendo simile agli uomini» (Fil. 2,6-7). Per questo il peccato non si riduce ad un semplice senso di colpa, ma riguarda il rapporto di amicizia e di alleanza con Dio: il seguire Cristo e il diventare, per il dono dello Spirito Santo, come il Figlio di Dio fatto uomo. Il peccato, invece, allontana gli uomini da Dio e dalla sua volontà, nella presunzione di trovare nella propria auto-realizzazione e nella propria volontà la piena e completa felicità. Il peccato spezza la comunione e l’amicizia tra Dio e l’uomo. In questo senso la conversione non nasce dalla percezione di un sentimento di delusione verso se stessi perchè non si è stati capaci di mantenere gli impegni che ci si era assunti, ma è frutto di un rifiuto di una proposta di amore e di comunione con Dio: l’unica via che può rendere gli uomini capaci di vivere la gioia, la pace e la beatititudine «in pienezza». Il peccato, come si può cogliere nei primi capitoli del libro della Genesi, è un rifiuto. Esso è un atto di orgoglio e di superbia. È frutto di una caduta e di una tentazione demoniaca: credere e pensare che Dio non è alleato ma nemico e padrone dell’uomo e dell’umanità.

La morte di Cristo sulla croce ha ristabilito la verità su Dio e sull’uomo. Gesù con la sua parola e con la sua vita ha rivelato a tutti gli uomini il mistero di Dio: Dio è Amore e non lo si deve pensare contro l’uomo ma per l’uomo. Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Gesù Cristo con la forza dello Spirito Santo può guidare i giovani nel loro cammino di liberazione dalle false immagini religiose e condurli alla piena comunione con il Padre e alla fraternità universale. In questo senso le regole, le norme e i comandamenti non sono legami per tenere gli uomini schiavi della divinità, ma strade per essere e vivere in amicizia, per partecipare alla vita divina di amore e di comunione. Questa divinizzazione è un dono gratuito di Dio. Non è una presuntuosa e titanica rapina fatta dagli uomini ma un incontro e un’alleanza con il Padre in Cristo Gesù per opera dello Spirito Santo. Il credente, in questo modo, potrà scoprire che la realizzazione piena non è nello scontro e nella disobbedienza, ma nell’alleanza con Dio, gioia eterna e definitiva. Per questo occorre educare al vero volto di Dio. Egli è il Misericordioso che perdona. È necessario formare i giovani al senso del peccato e guidarli al valore della conversione. La conversione non nasce dalla paura, ma dal desiderio di ritornare alla casa del Padre come ci racconta la parabola del figliol prodigo (Lc 15,11-32). Non bisogna avere paura di riconoscere il proprio peccato, perchè alla fine della conversione c’è la libertà e la comunione con il Padre e con i fratelli.

LA SALVEZZA? UN DONO! Convertirsi è sempre possibile e gli animatori devono ricordarlo continuamente ai ragazzi. La conversione serve ad essere felici oggi, ora, non a morire in pace. La salvezza è un dono che permette di realizzarsi in questa vita. L’esperienza del perdono offre già un’opportunità per capire il concetto di salvezza. Tutti gli uomini possono sperimentarla: è l’abbraccio misericordioso del Padre.
LA SALVEZZA? UN DONO!
Convertirsi è sempre possibile e gli animatori devono ricordarlo continuamente ai ragazzi.
La conversione serve ad essere felici oggi, ora, non a morire in pace. La salvezza è un dono che permette di realizzarsi in questa vita.
L’esperienza del perdono offre già un’opportunità per capire il concetto di salvezza.
Tutti gli uomini possono sperimentarla: è l’abbraccio misericordioso del Padre.

La conversione come dono e come realizzazione della comunione con Dio e con i fratelli

L’animatore del gruppo giovani deve sentire la responsabilità di aiutare i propri ragazzi ad abbandonare le loro schiavitù e a ritrovare la strada del ritorno alla casa del Padre. Per realizzare questo percorso di conversione occorre rinnovare la mente e il cuore secondo gli insegnamenti del Vangelo e la volontà di Dio. La conversione è possibile in ogni momento, anche nella situazione culturale giovanile attuale, che è frammentaria, fluida, frenetica, lontana e indifferente agli insegnamenti cristiani. La prospettiva consumistica, tecnocratica e secolare non facilita il servizio degli animatori della pastorale giovanile, perchè i giovani sono così immersi, in modo incosapevole e inconscio, nel mondo che non si rendono conto della perdita della libertà e della verità. Le sirene mondane della pubblicità e del conformismo dilagante inibiscono e drogano la capacità critica e la volontà dei giovani e dello stesso mondo degli adulti, Non ci si rende conto della forza del denaro, del potere e del possedere. Solo un’attenta e vigile capacità critica, una fede radicata nella pazienza e nell’amore di Cristo, la forza del Vangelo e della grazia possono contribuire ad aprire gli occhi dei giovani alla Verità, a Cristo, e aiutarli a cogliere l’importanza della conversione, del rinnovamento interiore, della testimonianza di vita secondo gli insegnamenti del Vangelo. Se non ci si converte, si rischia non solo d’indurire il proprio cuore e di diventare ciechi davanti alle difficoltà e alle povertà dei fratelli, ma anche di non riuscire a capire e scegliere la via giusta e vera per realizzare la propria vita. La conversione non è per la morte e la mortificazione, ma per la vita e la felicità. La presunzione e la superbia non aiutano la crescita della persona e giustificano le false sicurezze. La casa costruita sulla roccia pone le proprie fondamenta sulla conversione e sul perdono, sulla fedeltà e sulla misericordia di Dio, sulla fragilità umana e sul perdono di Dio. Non sulla solitudine dell’egoismo, ma sulla compagnia e sulla forza della carità.

8149-creazione-di-adam_optL’esperienza del perdono e l’abbraccio della misericordia

Nella pastorale giovanile si devono tener sempre presenti alcune dimensioni fondamentali, che caratterizzano ogni uomo, la fragilità, la dimensione creaturale e la realtà del peccato. Per questo non ci si deve scoraggiare quando i govani rifiutano la proposta evangelica e la sequela del Signore. L’esperienza del peccato, infatti, non è legata ad una particolare età né ad una specifica situazione. Tutti gli uomini in ogni momento della propria vita possono sperimentare la propria fragilità e peccare. Per questo è necessario che il cuore di ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo, possa sperimentare l’abbraccio misericordioso del Padre che è nei cieli. Gli animatori devono stare attenti a non trasmettere un’idea sbagliata di Dio e della stessa fede cristiana. Gesù Cristo ci ha rivelato il volto misericordioso del Padre, che perdona e accoglie sempre, che responsabilizza e chiama in modo gratuito alla verità e alla libertà della fede. L’annuncio e la chiamata del Signore non si rivolge ai giusti, ma ai peccatori. La salvezza non è un premio per una vita buona, ma è un dono che permette di realizzarsi in una vita buona, bella e vera.

Come vorrei che nascesse un’alleanza tra il tuo amore e il mio

Dio ci viene a cercare!  Ci viene a chiedere  “dove sei?”  non perché non lo sappia, ma perché vuole farci riflettere su dove siamo arrivati nel nostro cammino, che potrebbe essere di amore e unione e che diventa, nel peccato, paura e sospetto.
Dio ci viene a cercare!
Ci viene a chiedere
“dove sei?”
non perché non lo sappia, ma perché vuole farci riflettere su dove siamo arrivati nel nostro cammino, che potrebbe essere di amore e unione e che diventa, nel peccato, paura e sospetto.

*di Luigi Cioni*
Un uomo e una donna, anzi un ragazzo e una ragazza, quasi indistinguibili benchè nudi, che si avviano, dolorosamente, ma quasi serenamente verso “il fuori”, verso l’ignoto, mentre il nostro, il conosciuto, il dentro, è loro precluso dal serpente che li aveva invogliati a disobbedire, blandendoli con la promessa di diventare come Dio. Comprendiamo tutti che stiamo parlando di Adamo ed Eva, e, nel dettaglio, di Adamo ed Eva dopo il peccato. Proprio su questa parola, o meglio su questa dura realtà vorrei cercare di meditare; di questo aspetto del nostro essere, che è talmente correlato alla nostra quotidianità da apparire quasi scontato. Ci troviamo quasi ad essere meravigliati di non averlo incontrato prima durante i nostri itinerari e pellegrinaggi nella vita spirituale.
Nella nostra disamina del concetto di relazione e degli aspetti ad esso correlati però non poteva tardare a lungo ad apparire anche questa dimensione, che alla relazione è intimamente correlata.
E proprio nella nudità dei corpi che questo ci viene rivelato.
Nella nostra società, spesso inutilmente libertaria, o eccessivamente moralista, rischiamo di interpretare male anche la rivelazione della Bibbia.

Gen 2,25
Tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.

Gen 3,7
Conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture

Adamo ed Eva sono nudi e non provano vergogna. Dopo il peccato, la loro prima reazione è quella di coprirsi (e questo ha spinto molti a far dire al testo che il peccato originale fosse un peccato sessuale, dimenticando che Dio stesso, poche righe prima, ha indicato l’unione sessuale come la dimensione propria della coppia).
In realtà il sesso in queste espressioni non c’entra proprio nulla. Adamo ed Eva sono nudi, sono evidenti, sono

OGNI VOLTA DALL’INIZIO  C’è un’armonia che va oltre noi e la nostra natura, un’armonia che ci lega indissolubilmente a Dio. Se riuscissimo ad individuare la bellezza di ogni essere umano, al di la delle differenze, potremmo scoprire questa alleanza tra noi e il Creatore. Basta mettere l’amore al di sopra di tutto. Stare uno difronte all’altro senza trucchi non è facile, eppure amare significa anche passare sopra i difetti.
OGNI VOLTA DALL’INIZIO
C’è un’armonia che va oltre noi e la nostra natura, un’armonia che ci lega indissolubilmente a Dio. Se riuscissimo ad individuare la bellezza di ogni essere umano, al di la delle differenze, potremmo scoprire questa alleanza tra noi e il Creatore. Basta mettere l’amore al di sopra di tutto. Stare uno difronte all’altro senza trucchi non è facile, eppure amare significa anche passare sopra i difetti.

davanti all’altro e a Dio così come sono, senza nascondimenti, senza trucchi o vestiti tesi a coprire i difetti.
E non si vergognano! Non hanno bisogno di mascherarsi, non hanno bisogno di nascondere i loro limiti! Li conoscono, sanno che altri li vedono, ma li accettano e, al contempo, si fidano. Sanno che l’altro non li userà per offendere o prevaricare, sanno che l’altro (e l’Altro) sapranno amare anche quelli. Sapranno che un difetto non farà scomparire la tenerezza. Possiamo proprio dire che la loro relazione è solida! Esiste un’armonia che sembra indistruttibile; armonia tra la coppia, tra loro e Dio, tra loro e la natura circostante (non mangiano carne per cui neppure per gli animali esiste la morte). Ed invece basta così poco!
Basta che ciascuno di noi abbia qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa da nascondere, qualcosa che costituisce una scelta ingiusta, un peccato, e la prima cosa che accade è una frattura.
Frattura tra noi e gli altri, tra noi e Dio, tra noi e la natura. Tra noi e noi stessi; ci vergogniamo di ciò che siamo, e soprattutto dei nostri limiti e dei nostri difetti. Non ci fidiamo più!
Certo che Dio ci viene a cercare! Ci viene a chiedere “dove sei?” non perché non lo sappia, ma perché vuole farci riflettere su dove siamo arrivati nel nostro cammino, che potrebbe essere di amore e unione e che diventa, nel peccato, paura e sospetto.

https://www.youtube.com/watch?v=NU5FPAR7ass
https://www.youtube.com/watch?v=NU5FPAR7ass

Ancora una volta ci viene in aiuto Leonard Cohen, (che ho spesso citato in queste pagine, ma, come dico spesso, ognuno di noi ha la sua storia e le sue frequentazioni, per non dire “la sua età”).
Nel suo disco di addio esiste un brano intitolato Treaty; i riferimenti biblici si sprecano, dall’Antico e dal Nuovo Testamento, ma una sua espressione mi sembra indispensabile al nostro procedere. Una immagine di come ci sentiamo quando il nostro io è dominato dal peccato: “Soltanto uno di noi due era vero – ed ero io”.
Ma la conclusione di tutta questa analisi, che vorrebbe essere biblica e spirituale allo stesso tempo, come pure della canzone, è una sola:
“come vorrei che nascesse un’alleanza, tra il tuo amore e il mio”.
Anche Dio fa così! Riparte da capo, con Noè, con Abramo, con Mosè, ecc. Potremmo quasi dire che neanche Dio sa stare solo!
Ma non si esce dal peccato e dalla frattura della disarmonia pesando ragioni e torti, analizzando le colpe e le giustificazioni.
Dal peccato si rinasce, dal dubbio della consistenza dell’altro si esce, quando non solo comprendiamo la bellezza dell’altro e del suo amore, ma quando comprendiamo e desideriamo con tutto noi stessi, che tra la diversità delle persone, tra le diversità anche interne all’affetto, può nascere un’alleanza, la volontà di mettere l’amore al di sopra di tutto.

Gli sconosciuti di Facebook

Su internet  è sempre una sorpresa  nel bene e nel male
Su internet
è sempre una sorpresa
nel bene e nel male

*don Mario Simula*
Non so chi siano. Che faccia abbiano. Come si vestano e cosa mangino a merenda.
I nomi poi! Ne ho catturato qualcuno per caso. Ma non so a chi di essi corrispondano.
Tutto è nato da un altro anonimo (o anonima?), che leggendo le mie paginette quotidiane sul sito si è chiesto: “Perché le devo tenere soltanto per me? Quasi quasi provo a “postarle”. Con tutti i rischi. Quando si posta puoi avere in risposta parole bellissime e parolacce ricercatissime. Tutto poteva capitare.

Primo miracolo: gli interlocutori, che poi ho capito essere ragazzi adolescenti, non solo non usano parole “fiorite”, ma si impegnano a non usarle per tutta la quaresima. Mai capitato nella loro vita, una volta compiuti gli otto anni.
Era l’inizio della quaresima. Se di quel tempo avevano dimenticato tutto, non era passata dalla loro memoria la voglia di impegnarsi in qualcosa: “Non useremo parolacce”.
Secondo miracolo: non hanno difficoltà ad avere come interfaccia un prete. Un segreto: Donnnnnnnnnnnnnnnnnnn! PREDICHEeeeeeeeeeeeeeeeeeee! NOoooooooooooooooo!.
Si può arrivare al cuore dei ragazzi anche di quelli lontani senza fare prediche. Raccontando, incoraggiando la vita ad essere vita, non cadendo sempre sulla buccia di banana della paura.
Terzo miracolo: “Stiamo imparando a conoscere il Vangelo e il nostro “amichissimo Gesù”.
Non sapevamo che esistessero certe pagine del Vangelo, alcuni racconti. Nessuno ce ne aveva parlato. E poi, quando ce ne parlava la suora al catechismo: che “palle”.
Stiamo capendo che Dio è nostro amico, ci vuole bene e non è sempre pronto a spingerci nell’inferno.
Quarto miracolo: caro donnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnn, la sai una cosa. Da quando i nostri genitori ci hanno visto con le cuffie alle orecchie anche di notte, si sono incuriositi. Carla ha visto che la mamma, di nascosto “ficchettava” tre le cose della figlia. Stava anche lei ascoltando le storie, il Vangelo.
Qualche giorno fa è avvenuto l’impensabile. Ci siamo trovati io papà e mamma, seduti sullo stesso divano, mentre ascoltavamo insieme quella storia che il papà aveva raccontato al figlio. Mio padre è rimasto meravigliato: “Scusami se io non l’ho mai fatto con te”. Io ho visto una lacrima scendergli lungo il viso”. Ehi! Don, sei “togo”.
Quinto miracolo: i genitori sono felici che qualcuno parli ai loro figli e li aiuti a crescere. Intanto dal padre e dalla madre non accettano nulla.
Spigolature varie
Si parla di un fatto increscioso avvenuto in classe. Tutti hanno visto il maltrattamento riservato ad una ragazza con difficoltà, ma nessuno è intervenuto.
Ecco l’intervento alla lettera da parte di un ragazzo: “Allora nessuno dice avete paura????? Anche io sono stato di quelli che ho detto non ho visto e non ho sentito ma don amico che posti parlo con voi visto che i miei amici se la stanno facendo sotto perché leggono anche i nostri genitori. Le cose sono tutte vere, hanno abbassato i pantaloni tutti abbiamo visto chi ha deriso, approfitta solo perché è ritardata perché è malata perché non si sa difendere tutti abbiamo riso e la prof se l’ha presa con lei che doveva andare a dirlo alla prof. Stronza se avesse capito ciò che

FACEBOOK NON È IL DIAVOLO I social network possono diventare uno strumento per comunicare, ma vanno usati con saggezza. A volte possono essere un valido alleato per arrivare a chi è più “lontano”, altre per far sentire la propria voce a chi è solo o disorientato e invece ha bisogno di una guida
FACEBOOK NON È IL DIAVOLO
I social network possono diventare uno strumento per comunicare, ma vanno usati con saggezza. A volte possono essere un valido alleato per arrivare a chi è più “lontano”, altre per far sentire la propria voce a chi è solo o disorientato e invece ha bisogno di una guida

succedeva si sarebbe difesa. Invece la prof di sostegno a fare salotto. Facciamo schifo. Sara ha pianto anche se malata si è sentita umiliata e noi qui a leggere. Don siamo, io compreso, tutti codardi. Semplice scrivere don è vero hai ragione e poi … adulti neanche voi intervenite vero??? Anche voi sapete ma meglio tenere bocca chiusa. Don bravo complimenti per chi non capisce, hai messo anche le emoctions”.
Potrei dire infinite altre esperienze emerse. Mi riservo di farlo con cura.

Di una cosa mi sono convinto.
• Facebook non è il diavolo
• Deve essere proibito a chi lo trasforma in tempo da perdere a vuoto
• Deve essere proibito ai preti attaccabrighe e ficcanaso, e a quelli che lo utilizzano anche nei tempi morti delle concelebrazioni quando si distribuisce la comunione
• Deve essere interdetto a chi lavora in ufficio e dimentica di sbrigare le pratiche facendo aspettare la gente
• Deve essere assolutamente vietato a chi soffre di allergia congenita alla comunicazione diretta per paura di vedere l’espressione del viso di chi gli sta di fronte, di sentire il tono della sua voce e il significato dei silenzi, pieni di gesti.

Qualche volta può diventare un alleato imprevisto attraverso il quale molti XXXXXX diventano AMICI senza avergli chiesto l’amicizia.

La frase: “dipende dall’uso che se ne fa”
La frase: “dipende dall’uso che se ne fa”

L’ALTRA FACCIA DI FACEBOOK
di Maria-Chiara Michelini
Finalmente si entra nel gotha dei social, nel cuore delle relazioni della rete, nella bolla comunicativa del tempo presente, nel mito dell’apparire che coincide perfettamente con l’esserci: Facebook. E finalmente, qualcuno di parte ecclesiale, si prova a dire: facebook non è il diavolo, con facebook si possono fare miracoli, ci sono limiti che possono essere superati per l’annuncio della buona Novella.
Chiarirò immediatamente, a scanso di equivoci, che sono tra quelli che condividono le convinzioni con cui si chiude il contributo di Don Mario Simula. Ma sono anche persuasa che attualmente il social si presti troppo e venga ancora prevalentemente utilizzato da chi lo trasforma in tempo da perdere a vuoto, dai preti attaccabrighe e ficcanaso, e da quelli che lo utilizzano anche nei tempi morti delle concelebrazioni quando si distribuisce la comunione, da chi lavora in ufficio e dimentica di sbrigare le pratiche facendo aspettare la gente, da chi soffre di allergia congenita alla comunicazione diretta per paura di vedere l’espressione del viso di chi gli sta di fronte, di sentire il tono della sua voce e il significato dei silenzi, pieni di gesti. Conseguentemente ho ancora l’atteggiamento di chi vede una montagna di spazzatura da smuovere per rintracciare, sotto “la perla” nascosta. L’impresa mi appare davvero titanica e chi lodevolmente si avventura in essa, sostenuto dalla convinzione del tanto potenziale insito, dovrebbe avere questa chiarezza, evitando ingenuità e scivoloni.
Fatta questa precisazione che ritengo doverosa, vediamo perché credo che “finalmente” parliamo di facebook.
Finalmente parliamo in chiave attuale del rapporto mezzi/fini e della loro separazione/unione. Nel linguaggio comune questo tema è sintetizzato dall’espressione “dipende dall’uso che se ne fa”. Vero. Fino a un certo punto. Ma andiamo per gradi.

social, che fare?
social, che fare?

La separazione dei fini dai mezzi (e viceversa) è un problema serio e il nostro tempo dovrà fare i conti con questa scelta che ha fatto storicamente. Come si può pensare, ad esempio, di perseguire la pace, investendo risorse, energie, ricchezze dei popoli su mezzi bellicosi? La separazione, in questo caso, è riferibile alla distanza ontologica ineliminabile tra i mezzi (nocivi, letali, aggressivi) e il fine (pace, armonia, benessere, condivisione…). Questa separazione, viceversa, comporta un disallineamento degli uni rispetto agli altri e, soprattutto, un processo di vorace fagogitazione degli uni (i mezzi) sugli altri (i fini). I mezzi, con la loro rassicurante concretezza, tendono a catalizzare ogni energia, mentre i fini, con la loro spiritualità, tendono alla trasparenza e alla volatilità. Tanto da diventare essi stessi padroni del loro destino, fissando e determinando i fini stessi. Così se il focus diventa il possesso del telefonino di ultima generazione, esso da mezzo diventa scopo del mio agire (per il possesso, per la sua conoscenza, per l’utilizzo), ma, ancor di più esso stabilirà gli scopi dell’uso: funzioni, tempi, modalità….Così, attraverso il mezzo, abbiamo stabilito fini comunicativi, ad esempio, che non avremmo immaginato (ad esempio: contatto in tempo reale con una chat su wa con persone mai viste e conosciute, ma accomunate da un interesse comune (uno sport, un cibo, un evento…).
Facebook, in questo senso, rappresenta un iperbolico esempio: la potenza del mezzo veicola fini (a volte aberranti, come il maltrattamento della ragazza con difficoltà), li rende possibili e per ciò stesso, attribuisce loro un potere di esistere che schiaccia e ammutolisce.
E arriviamo, finalmente, al tentativo di cui si parla ne Gli sconosciuti di facebook. Si tratta di un’esperienza che cerca proprio di valorizzare il potenziale del mezzo, coniugandolo con i fini dell’annuncio evangelico e dei valori intrinseci. Ci si stupisce addirittura che funzioni (l’elenco dei miracoli è indicativo, in tal senso) e che crei alleati. I grandi educatori del ‘900, compresi quelli del mondo cattolico, sono stati spesso intelligenti interpreti del potenziale dei mezzi nuovi del loro tempo (un esempio per tutti: l’uso didattico del giornale nella scuola di Barbiana di don Milani). È bene condurre esperienze di questo genere che cerchino di riconciliare la potenza di facebook, con i fini dell’evangelizzazione. Si tratta di un mezzo, potente, pervasivo, che può funzionare.
Certo occorre sapienza. Che non è il sapere dell’uso di facebook, il suo tecnicismo, pur inevitabilmente necessario. Occorre la saggezza del sapere critico, della vigilanza costante sui continui rischio di scivolamenti, di subordinazioni culturali, delle fascinazioni ingannevole dell’apparire. Davide, contro (o con) il gigante Golia. Chi pensasse ancora di “farsi grande” perché capace di stare su facebook e di avere molti “mi piace”, non farebbe che alimentare la voracità del mezzo senza aggiungere nulla alla storia della salvezza. Ma Davide può vincere.

Il Dio dei vivi o dei morti?

Sempre più spesso le nostre chiese sono vuote di giovani e li vediamo sono in occasione di matrimoni o ancor peggio dei funerali. A volte mi chiedo se il dolore sia rimasta l’unica via aperta per arrivare a incontrare le persone e mi rendo conto che questo pensiero è profondamente ingiusto!
Sempre più spesso le nostre chiese sono vuote di giovani e li vediamo sono in occasione di matrimoni o ancor peggio dei funerali.
A volte mi chiedo se il dolore sia rimasta l’unica via aperta per arrivare a incontrare le persone e mi rendo conto che questo pensiero è profondamente ingiusto!

*di Igino Lanforti*
In questo anno che è passato nella nostra diocesi (Massa Carrara-Pontremoli) abbiamo assistito a momenti significativi. Mi riferisco alle tragedie nelle cave e alla morte improvvisa di alcuni giovani studenti per incidenti stradali o malattie. Questi ultimi casi mi hanno toccato direttamente perchè si è trattato anche di miei alunni. Tutti quelli che come me hanno vissuto questi momenti, hanno visto funzioni religiose con folle che le chiese non riuscivano a contenere. Mi ha colpito in particolare vedere giovani che hanno partecipato alla Liturgia come spaesati. Da una parte desiderosi di parteciparvi, dall’altra assolutamente impreparati a questi momenti così destabilizzanti. Quasi sempre gli amici hanno voluto salutare i morti dicendo alcune parole dall’ambone. Momenti certo toccanti, che mi hanno fatto riflettere. Ormai non citano più il Vangelo, ma canzoni di Mengoni o Emis Killa.. Eppure, non sono così lontani, vogliono essere qui, nella Chiesa, accanto ai loro cari defunti, ma anche non lontani da quel Dio che sembra averli così dolorosamente colpiti.
Mi sono messo nei panni di quei ragazzi e chiedermi cosa volessero…
A questi ragazzi basterebbe così poco… così tanto: un po’ di ascolto, un po’ di attenzione, il mettersi in sintonia con i loro linguaggi, con i loro modi di essere.
Questi giovani quasi si sarebbero accontentati di semplice ricordo, mera consolazione di chi non c’è più. Per questo don Luca, in una di queste celebrazioni, ha dovuto ricordare loro che il ricordo non basta, che l’offerta cristiana è infinitamente più alta, che va oltre quel così poco che sarebbe loro bastato.
E non se ne sono andati….

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Questi ragazzi splendidi, così fragili, così scossi, che nelle panche delle nostre chiese ormai non vediamo più se non in queste tristissime occasioni, sono ancora li, non se ne sono andati definitivamente, non si sono fermati a constatare la nostra autoreferenzialità, la nostra indifferenza, la nostra accidia, non si sono fermati ai campanelli delle canoniche suonati a vuoto all’ora della pennichella pomeridiana, o ai nostri troppi impegni che gli hanno tolto ogni spazio proprio quando magari trovano il coraggio di venirci a cercare, non si sono fermati alle frasi inopportune scritte sui social, ne hanno pensato che tutta la chiesa fosse come quella che si vede alle “Iene” ma ancora sperano in Dio, sperano nella Chiesa, non chiedono altro che di essere cercati, accolti, svegliati, rinfrancati.
Cosa altro ancora aspettiamo per rialzare la testa?
“ io sono l’acqua viva”
Alcuni di loro spesso sostano sugli scalini delle chiese con bottiglie di birra in mano, quasi vogliano provocatoriamente chiederci quale sia la bevanda che può veramente dissetarli. A noi infastidiscono e invece Gesù si sarebbe fermato con loro a parlare delle loro inquietudini, e magari da dar loro qualche carezza, noi invece magari siamo capaci solo di commenti che dovrebbero farci vergognare.
605c4ecb-8169-4fcd-9e0_optQuesta situazione ci interpella
Questi fatti mi turbano profondamente, sia come educatore, che come padre, che come semplice cristiano. Mi sono spesso chiesto se non sia il caso di chiedere perdono a Dio! Perdono per per la mia indifferenza, per la mia incapacità, perdono a tutti voi ragazzi che ci guardate e non vedete più la luce di quel Signore in cui splende la Vita e che anch’io ho offuscato.
Presto, siamo ancora in tempo, non perdiamoci nelle solite chiacchiere. Mettiamo al centro il nostro obiettivo: la persona! E quando dico questo intendo dire le famiglie, i giovani, con le loro storie, la loro vita!
Scuotiamoci dal nostro torpore, accettiamo la sfida del tempo presente! Scendiamo dalle nostre convinzioni e sporchiamoci le mani con i dubbi degli altri.
Forse, potrebbero essere proprio quei dubbi, a scrostare le nostre facciate, a farci riscoprire, insieme alla fragilità altrui, anche la nostra.
Forse solo allora potremo realmente metterci in cammino insieme a loro e sperimentare la meraviglia di SENTIERI che allontanano un po’ di più da noi stessi, ma avvicinano certamente a Dio.

Approfondimento IL DESIDERIO DI DIO Le tragedie di giovani, morti improvvisamente scuotono lele coscienze. Le chiese si riempiono di nuovo, i ragazzi vogliono essere presenti a queste liturgie di saluto ai loro coetanei morti troppo presto; il loro desiderio di Dio non è perso per sempre. E noi siamo ancora qui a parlare e a guardarli come se fossero creature distanti. è tempo di scrostare le nostre facciate di “adulti”.
Approfondimento
IL DESIDERIO DI DIO
Le tragedie di giovani, morti improvvisamente scuotono le coscienze. Le chiese si riempiono di nuovo, i ragazzi vogliono essere presenti a queste liturgie di saluto ai loro coetanei morti troppo presto; il loro desiderio di Dio non è perso per sempre. E noi siamo ancora qui a parlare e a guardarli come se fossero creature distanti.
è tempo di scrostare le nostre facciate di “adulti”.

Il filo rosso che ci guida nel n.10 di Sentieri

WhatsApp Image 2017-02_opt*di Marco e Donatella Carmine*
COME FAR CONOSCERE IL SIGNORE AI GIOVANI SE NON ATTRAVERSO LA VIA DELL’AMORE?
Occorre promuovere una pastorale giovanile a partire dall’esperienza di Dio?
In questo articolo si legge la convinzione che può portare un giovane alla fede attraverso “belle esperienze” di incontro personale con il Signore.
Certamente è data all’uomo la conoscenza di Dio attraverso la mente, la ragione, ma è necessario che si arrivi a Dio anche attraverso i sentieri del cuore.

IL BEL PASTICCIO DELL’AMORE
Prosegue il percorso sul tema dell’affettività a misura di ragazzi: questa volta Giorgio e Silvia fanno una verifica dello scorso incontro di gruppo, durante il quale hanno presentato al gruppo dei ragazzi la loro relazione di coppia. Anche i ragazzi fanno la loro verifica, dalla quale emergono interessanti riflessioni, che consentono di tracciare alcune caratteristiche fondamentali di un educatore che vuole affrontare questi temi nel proprio gruppo. Le troverete sintetizzate in pillole lungo l’articolo…e non perdetevi il prossimo numero sul DECALOGO IN UNDICI PASSI.

IL DIO DEI VIVI, O IL DIO DEI MORTI?
I destinatari di questo articolo sono certamente i lettori con qualche anno sulle spalle – genitori, catechisti o sacerdoti – ai quali è rivolta una riflessione ed un invito, in merito alla quasi totale assenza dei giovani dalle nostre celebrazioni. Giovani che rivediamo nelle chiese gremite solo quando si celebra il funerale qualche compagno o amico morto tragicamente. Una presenza che non resta silenziosa, anzi che vuole quasi rumorosamente farsi presente: con gli applausi, i lanci di palloncini o i pensieri letti dall’ambone prima del congedo finale. Allora l’invito è innanzitutto quello di chiedere perdono a Dio per l’indifferenza e l’incapacità di affascinare questi ragazzi, e di imparare a sporcarci le mani con i loro dubbi uscendo dalle nostre convinzioni “di cristiani adulti e maturi”.

Depositphotos_12801503_optGLI SCONOSCIUTI DI FACEBOOK e L’ALTRA FACCIA DI FACEBOOK
Finalmente parliamo di Facebook: il social che ha coinvolto giovani e adulti in un comune raccontarsi sulla pubblica piazza virtuale di internet. In questo numero ne parliamo attraverso il racconto di una esperienza di un DON coraggioso che, non considerando il mondo social come il mondo del diavolo e della perdizione, lo sfrutta quale strumento di annuncio e soprattutto ne trae alcune interessanti “convinzioni”…da non perdere al termine dell’articolo. Continua poi la riflessione sul mondo di Facebook attraverso un approfondimento che, partendo dalla rilettura dell’esperienza del DON, confuta la convinzione che non è proprio vero che ”dipende dall’uso che se ne fa”, aiutandoci a distinguere quale sia il rapporto tra mezzi/fini e la loro separazione/unione.

“COME VORREI CHE NASCESSE UN’ALLEANZA, TRA IL TUO AMORE E IL MIO”
Adamo ed Eva erano nudi … non provano vergogna, ma dopo il loro peccato si nascondono a causa della loro nudità. Allora il peccato è solo una questione di sesso?

COME EDUCARE I GIOVANI ALLA CONVERSIONE E ALLA LIBERTA’
Distinguere tra peccato e senso di colpa, educare alla coscienza che ciò che dobbiamo confessare innanzitutto è il rifiuto di una proposta di amore e di comunione con Dio e non solo la trasgressione di norme e regole, capire che i comandamenti sono la via per vivere in amicizia e partecipare alla vita divina. Non sempre queste dimensioni sono chiare e ne abbiamo una piena e consapevole coscienza. Attraverso questo articolo è possibile aiutare ogni educatore a fare un proprio camino di riflessione ed approfondimento su questi temi ed aspetti della propria vita di fede, prima di parlarne con i ragazzi.

LA PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE
Attira curiosamente l’attenzione la parola Didaché, che cosa sarà?
E’ un testo cristiano nel quale possiamo riscoprire la bellezza del popolo cristiano “stretto intorno alla mensa e costruito in un solo corpo dall’Eucarestia”. Viene descritto in modo molto bello il momento dell’offerta che è sempre dono della nostra vita perché sia unita a Cristo.
Perché la profondità del mistero offertoriale possa essere compreso dai ragazzi, è stata aggiunta anche una scheda di “pronto intervento”, suggeriamo un’attività per sperimentare quanto scoperto.

LA PROFONDITÀ DELLA SCIMMIA
Gabbani a Sanremo ha fatto sorridere molti con la sua scimmia nuda, che ironizzava sulla ricerca di spiritualità dell’uomo moderno, mentre altri hanno considerato la canzone come una accozzaglia di riferimenti a caso, con il solo scopo di vendere. Non sposando nessuna delle tesi in questo articolo siamo aiutati a rivedere la scimmia di Gabbani cambiando la prospettiva da cui lo osserviamo, soprattutto se siamo educatori o catechisti con qualche anno in più; la prospettiva in cui mettersi è quella di sempre, quella DEI RAGAZZI, in questo modo Gabbani potrebbe diventare una buona occasione per affrontare con loro tematiche “ostiche” come la ricerca della spiritualità, le scoperte della scienza, ecc. Buon lavoro…ballando…

SERVO DI DIO MATTEO FARINA
La santità è ancora possibile oggi: la vita di Matteo Farina, un giovane brindisino morto a 19 anni il 24 aprile 2009, ci dimostra come si possa diventare santi tra i banchi di scuola, vivendo una vita normale, seppur segnata dalla malattia e dalla sofferenza.

B DI BENEDIZIONE
Continua il glossario per rendere sempre più “vive” le parole che cadono sulla nostra testa, comprenderle meglio può aiutare a ritrovare un senso spesso perduto.

Il bel pasticcio dell’amore

95fb09e6-ba7c-467f-a9c_opt*di don Mario Simula*
Giorgio non crede ancora a quello che è avvenuto con i ragazzi. Silvia è più sicura e il suo viso manifesta un’evidente soddisfazione.
Si guardano negli occhi, seduti uno davanti all’altra. Resistono bene lo sguardo reciproco. Non hanno nulla da rimproverarsi. Possono soltanto essere soddisfatti di quell’incontro, tanto temuto, con i ragazzi del gruppo.
“Siamo stati proprio coraggiosi”, dice Giorgio. “Coraggiosi perché? Stavamo parlando della nostra esperienza. Se non ci appartiene quella, cos’altro possiamo raccontare di efficace e di credibile!”.
“Hai ragione, Silvia, ma tu non sai quanti incontri sui ragazzi e le ragazze erano naufragati prima di giovedì scorso?”.
“Giorgio, sei proprio una persona con gli occhi dietro la nuca. Guarda avanti. Se devo sposare, domani, un giovane in retromarcia, non faccio proprio un grande affare. Hai notato come erano luminosi gli occhi di Ester quando tu prendevi la parola. Mi è sembrato, in certi momenti, che si fosse presa una sbandata nei tuoi confronti. Non parliamo di Tullio. Sempre timido e ragazzo di seconda fila, sembrava cresciuto di botto. Gli mancava proprio che qualcuno, finalmente, liberasse il suo cuore. Forse sta corteggiando, più con la fantasia che in realtà, Caterina che, spiritosa com’è, lo fa patire da matti. E lui ci prova, timidamente. Sembra terrorizzato al pensiero che lei possa, un giorno, manifestargli un po’ di attenzione”.
maxresdefault_opt“Ma che diavolo, Silvia. Tu hai notato tutte queste cose?”.
“Anche molte altre. Non posso dirtele adesso, in una sola volta, altrimenti ti lasci prendere dal complesso di inferiorità e vuoi sempre me come spalla per i tuoi incontri. E poi, Giorgio,
• se non sappiamo osservare la vita dei ragazzi
• e non proviamo per loro una simpatia a tutto campo
• e non affrontiamo i problemi che li appassionano e li sconvolgono
• e non entriamo nei labirinti della loro esperienza
• e non accogliamo la loro esuberanza
• che senso ha fare l’educatore?”.
“Non mi dire che vuoi essere educatrice con me? Non mi sembrerebbe vero. Sono sicuro che insieme saremo una bomba! Hai pensato questo?”.
“E no, bello mio! Io ti sono venuta in aiuto perché dovevamo parlare di noi due, di come ci siamo conosciuti, ahimè. Ma da qui ad accettare di fare la tua spalla, ne corre di strada!”.
“Ho capito. Me la devo sbrigare da solo! Anche se, prima o poi, ci cascherai. Sei troppo brava con i ragazzi e loro provano una grande simpatia”.
“Perché avevi dubbi? O ti sei dimenticato dei tempi del corteggiamento, quando ti trovavo ad ogni passo e mi mandavi centomila messaggi? Ogni tanto anche un fiore”.

Un giorno o l’altro ci cascherai: sarà l’occhio languido, sarà il gesto tenero, sarà il messaggio inatteso. Ma ci cascherai. Attento però a: - non cascare dalle nuvole - guarda con gioia la novità di un’età che cresce - diventa amico e amica dello specchio per familiarizzare - anche con i brufoli - l’amore non è una controindicazione - l’amore è una grazia - viverlo bene è un dono - preparalo perché diventi una vocazione
Un giorno o l’altro ci cascherai:
sarà l’occhio languido, sarà il gesto tenero,
sarà il messaggio inatteso.
Ma ci cascherai. Attento però a:
– non cascare dalle nuvole
– guarda con gioia la novità di un’età che cresce
– diventa amico e amica dello specchio per familiarizzare
– anche con i brufoli
– l’amore non è una controindicazione
– l’amore è una grazia
– viverlo bene è un dono
– preparalo perché diventi una vocazione

COSA PENSANO I RAGAZZI?
Intanto i ragazzi si incontrano in piazza e fanno i loro commenti. O credevate che rimanessero zitti?
Angelo è rimasto folgorato e continua a dire: “Quella Silvia è proprio fighissima. Avete visto come non si impapera mai. Parla chiaro. Sorridente. Poi dice cose giuste. Sembra una tutta d’un pezzo, che sa il fatto suo!”.
• Educatrice in pectore dal portamento tranquillo, rassicurante e luminoso.
• L’opposto rispetto all’educatore musone, brontolone, sempre scontento, capace soltanto di rimproverare e di fare prediche.
Michele che guardava Silvia con occhi intensi: “Ne sa, quella! E non teme a rispondere a tono. Non si perde davanti a nessuna domanda. E’ proprio fortunato Giorgio ad averla incontrata.
A me piacerebbe una ragazza come lei”.
• Educatrice non arrogante, ma sicura di sé.
• Capace di non smarrirsi e di non entrare in crisi se le sembra di aver fatto una figura così così.
• Educatrice che compensa bene la sua vita personale e il suo servizio agli altri.
Claudia che da tempo ci sta provando con Alberto: “A me sembrano la fine del mondo insieme. E’ come se si fossero conosciuti da sempre”.
• Educatore ed educatrice che sanno essere autorevoli anche nella loro vita personale.
• Non la sentono come un peso, soltanto perché è coerente. La sperimentano come una chiamata.
Corrado fa un’osservazione molto acuta: “Stanno insieme eppure sanno ragionare ciascuno con la propria testa. Sono diversissimi. Non ci tengono ad essere incollati uno all’altra. Quando devono dire la loro sono molto autonomi. Si devono essere proprio allenati a stare insieme in quel modo”.
• Educatore ed educatrice che hanno idee originali, le condividono ma non le sovrappongono.
• Diversi e per questo ricchissimi. Le fotocopie non sono utili per educare.
• Mai vicini, non perché non gli piace, ma soltanto perché quello non è il momento.
• Sanno vivere come persone non come fratelli siamesi.
• Hanno iniziato un buon tirocinio per stare insieme.
Elisabetta “Vedete, loro hanno vissuto per anni l’esperienza del gruppo. Nel gruppo è nata la loro amicizia e il loro amore. Nel gruppo hanno imparato a stare con tutti, a non isolarsi, a non dipendere l’uno dall’altra”. Soltanto Elisabetta poteva fare un’osservazione così saggia e acuta.
• Educatori che nel gruppo sono cresciuti.
• Nel gruppo hanno scoperto la loro vita.
• Con gli altri hanno appreso l’arte di creare unità e comunione.
• In gruppo, cioè stando insieme, sono diventati capaci di autonomia.

I ragazzi
tutti a una voce:
“Cosa ne dite se arruoliamo anche Silvia come educatrice? Se glielo dice Giorgio dirà certamente di no, ma se glielo diciamo noi …?”

“Ci proviamo. Speriamo che si lasci corrompere!”.

 

Stupendo e impegativo  Gira la frittata come vuoi. Senza sentimenti non si vive. Scappa, cerca, fa finta di non essere maschio o femminuccia, alla fine ti trovi sempre lì: imbambolato davanti a quell’amico o a quell’amica. Sarà uno scherzo? Tutt’altro. E’ proprio un bisogno. Stupendo e impegnativo.
Stupendo e impegativo
Gira la frittata come vuoi. Senza sentimenti non si vive. Scappa, cerca, fa finta di non essere maschio o femminuccia, alla fine ti trovi sempre lì: imbambolato davanti a quell’amico o a quell’amica. Sarà uno scherzo? Tutt’altro. E’ proprio un bisogno. Stupendo e impegnativo.

LA VERIFICA DI GIORGIO E SILVIA
Anche Giorgio e Silvia, fanno la verifica dell’incontro.
Da tempo hanno capito che:
• Non si archivia ogni incontro, dicendo: “Anche questo è fatto!”.
• Bisogna ritornarci su.
Giorgio è il più esperto su quel gruppo di ragazzi. Parla a ruota libera.
“Hai notato? Luigi è proprio imbranato. Ad ogni accenno un po’ delicato, diventa rosso e vorrebbe scomparire. Bisognerà incontrarlo da parte, non per fargli la romanzina o la lezione di recupero, ma per incoraggiarlo a credere in se stesso. So che si fida di me. Cosa ne dici se ci provo?”
“Va benissimo, attento, però, a non diventare rosso tu. Sarebbe un brutto affare. I ragazzi si accorgono subito come si fa a mettere in difficoltà il loro educatore. Anche se sono ragazzi timidi”.
• Se un ragazzo si trova a disagio, non lo emargino; lo incoraggio e lo aiuto.
• Davanti a temi più delicati alcuni ragazzi aspettano un soccorso. Non insistiamo su di lui. Passiamo oltre con molta delicatezza. Troveremo dopo il momento giusto per avvicinarlo.
• Non si rimprovera un ragazzo perché non parla. Non conosciamo la ragione. Dobbiamo aspettare.
• Lo incontriamo da solo, con naturalezza, per parlare del più e del meno. Da lì si inizia.
“Mi ha molto colpito Luisella. La conosco da piccola. Adesso si è fatta talmente grande e carina che talvolta mi viene da chiedermi come stia vivendo questa stagione della sua adolescenza. Si cura nei dettagli. Cerca di mettersi in mostra. Se un amico sta pensando ad altro, appena la vede la nota e la scruta. Lei rimane molto compiaciuta. Forse dobbiamo avere verso di lei un’attenzione particolare, da persone mature”.
“Non te ne sarai innamorato?!”.
“Scema. Non sai pensare ad altro? Allora tu sei gelosa!”.
• La bellina del gruppo ci permette di rifarci gli occhi. Non colpevolizziamola chiamandola “oca giuliva” o accusandola di “civetteria”.
• Forse vive un’adolescenza più turbolenta. Accorgiti di lei, senza prenderla sotto le tue ali. Non preferirla a nessuno. Non ne ha bisogno per esistere, le servirebbe soltanto per farsi notare.

TIRIAMO LE SOMME

“Facciamo i seri. Hai proprio ragione, Giorgio. Noi abbiamo tra le mani un’età affascinante e problematica. In questi due o tre anni i ragazzi si giocano molte carte del loro futuro. E la dimensione affettiva è quella più delicata e fragile”.
Rimangono pensosi. A un certo punto sempre Silvia aggiunge:”Io non voglio fare l’educatrice, ma voglio darti una mano. Poi si vedrà. Proviamo a pensare ad una specie di prontuario del “primissimo amore”, quello tenero e acerbo sul quale si misurano questi ragazzi”.

A Giorgio non sembra vero. Nelle sue aspettative c’è sempre un “SI!” di Silvia come futura educatrice. D’altra parte, se si vuole educare in maniera completa, matura ed efficace, ci vuole un ragazzo e una ragazza. Se poi stanno insieme come coppia e bellini come sono loro, Giorgio e Silvia …
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