Attenti alla “Divano-felicità”

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A poco a poco, senza rendercene conto ci troviamo addormentati

*di mons. Simone Giust* Questa estate il Santo Padre Francesco, a Cracovia alla milionata di giovani presenti alla GMG, ha avuto parole fortissime, che voglio riproporti (sia pure solo in parte e in questo numero della rivista e nel prossimo). Ha parlato a braccio e ha dialogato per un’ora con i giovani. Il Papa è stato schietto quanto incisivo. Esse, le parole del Papa, ti sosterranno nel tuo servizio di animatore e ti motiveranno verso il raggiungimento di traguardi e sogni grandi, degni di essere vissuti e soprattutto raggiunti!

 

LA NOSTRA RISPOSTA A QUESTO MONDO IN GUERRA  SI CHIAMA FRATELLANZA E FAMIGLIA

Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia. (…) Mettiamo alla presenza del nostro Dio anche le vostre “guerre”, le nostre “guerre”, le lotte che ciascuno porta con sé, nel proprio cuore.

 

Papa Francesco alla Messa  con i giovani
Ascolta Papa Francesco alla Messa con i giovani

LA PAURA CI PORTA ALLA CHIUSURA

Dove ci porta, la paura? Alla chiusura. E quando la paura si rintana nella chiusura, va sempre in compagnia di sua “sorella gemella”, la paralisi; sentirci paralizzati. Sentire che in questo mondo, nelle nostre città, nelle nostre comunità, non c’è più spazio per crescere, per sognare, per creare, per guardare orizzonti, in definitiva per vivere, è uno dei mali peggiori che ci possono capitare nella vita, e specialmente nella giovinezza. La paralisi ci fa perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. Ci allontana dagli altri, ci impedisce di stringere la mano, come abbiamo visto [nella coreografia], tutti chiusi in quelle piccole stanzette di vetro.

LA “DIVANO-FELICITÀ” È UNA PARALISI SILENZIOSA

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Volete che altri decidano per voi il futuro?

Ma nella vita c’è un’altra paralisi ancora più pericolosa e spesso difficile da identificare, e che ci costa molto riconoscere. Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la FELICITÀ con un DIVANO! Sì, credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano, come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci. La “divano-felicità” è probabilmente la paralisi silenziosa che ci può rovinare di più, che può rovinare di più la gioventù. “E perché succede questo, Padre?” Perché a poco a poco, senza rendercene conto, ci troviamo addormentati, ci troviamo imbambolati e intontiti. L’altro ieri, parlavo dei giovani che vanno in pensione a 20 anni; oggi parlo dei giovani addormentati, imbambolati, intontiti, mentre altri – forse i più vivi, ma non i più buoni – decidono il futuro per noi. Sicuramente, per molti è più facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati e intontiti che confondono la felicità con un divano; per molti questo risulta più conveniente che avere giovani svegli, desiderosi di rispondere, di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore. Voi, vi domando, domando a voi: volete essere giovani addormentati, imbambolati, intontiti? [No!] Volete che altri decidano il futuro per voi? [No!] Volete essere liberi? [Sì!] Volete essere svegli? [Sì!] Volete lottare per il vostro futuro? [Sì!] Non siete troppo convinti… Volete lottare per il vostro futuro? [Sì!]

Ma la verità è un’altra: cari giovani, non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. E’ molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà. Non siamo liberi di lasciare un’impronta. Perdiamo la libertà. Questo è il prezzo. E c’è tanta gente che vuole che i giovani non siano liberi; c’è tanta gente che non vi vuole bene, che vi vuole intontiti, imbambolati, addormentati, ma mai liberi. No, questo no! Dobbiamo difendere la nostra libertà!

PAROLE PER I GIOVANI
Le parole di Papa Francesco ai giovani di tutto il mondo riuniti a Cracovia, sono uno stimolo continuo ad alzarsi dalle proprie comodità e sicurezze per riprendere in mano la propria vita.
A maggior ragione un educatore giovane, a contatto con i giovani, può trovare in queste parole il sostegno al suo servizio e la motivazione ai propri sogni.

Un decalogo per l’educatore

o-teens-facebook*di mons. Simone Giusti*
Il cammino di fede con gli adolescenti dovrà costantemente essere incentrato sui seguenti dieci cardini educativi:

1. Avere con gli adolescenti un profondo, vero, rapporto di amicizia. Costruire negli anni un bella relazione educativa. Più essa sarà autentica, più sarà forte il vincolo che unirà l’animatore e i adolescenti.

2. Si rispettino le aggregazioni dei preadolescenti e non sia abbia troppa fretta a fondere gruppi insieme oppure a dare vita a gruppi in maniera artificiale . Si abbia il coraggio di fare la scelta del piccolo gruppo e la volontà di dare continuità ai gruppi che già si sono formati durante gli anni del catechismo delle elementari o dei primi anni delle medie.

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Il gruppo non sia mai un luogo chiuso

3. Il gruppo sia una fraternità. Lo stare insieme non è causato dal dovere studiare e giungere a sapere qualcosa, ma dal fatto che “l’amore“ ci unisce e fa divenire sempre più amici, fratelli. Educare i preadolescenti al coraggio della correzione fraterna, alla revisione di vita comunitaria, alla limpidezza dei rapporti interpersonali. Educarli alla condivisione fraterna anche economica; educarli alla vita profonda attraverso esperienze personali e comunitarie di preghiera. Educarli alla bellezza della vita liturgica e sacramentale.

4. Il gruppo sia una fraternità in missione. E’ la missione che motiva la formazione. E’ bello stare qui, è bello stare insieme nel gruppo, ma il gruppo non può e non deve diventare un luogo chiuso, tutto e tutti morirebbero per asfissia. Il gruppo è chiamato ad essere una fraternità per vivere la missione che il buon Dio ha affidato a ciascun cristiano. Si eviti che il gruppo avendo principalmente una caratterizzazione amicale – culturale si concluda con il ripiegamento su se stesso, bensì si apra alla carità e quindi al territorio , ai bisogni degli altri adolescenti , dei poveri , al mondo della scuola , alla realtà sociale e politica. L’impegno di giustizia sia caratterizzante la vita di un gruppo di preadolescenti.

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Il gruppo e l’educatore: due parti di una stessa realtà che interagiscono all’interno e all’esterno della comunità parrocchiale. Se questo legame “funziona” niente è impossibile.

5. Il gruppo sappia farsi ascoltare e abbia la capacità di agire. Il gruppo abbia il ruolo di cassa di risonanza del pensiero dei adolescenti, li educhi a sapersi far ascoltare dal mondo degli adulti e li abiliti a imparare a dire cose significative. Il gruppo mostri quali capacità hanno i adolescenti di trasformazione della realtà presente attraverso una visibile e rilevante azione. Il gruppo abbia un ruolo ben preciso in parrocchia, non sia soltanto uno dei gruppi della parrocchia ma gestisca iniziative specifiche, rilevanti e ben visibili, rivolte a tutta la parrocchia e a tutto il territorio: ad esempio un’agenzia di informazione sulle povertà del territorio parrocchiale, un gemellaggio con un analogo gruppo di preadolescenti d’Africa o d’Asia o dell’America Latina, un gruppo teatrale, un complesso musicale, un centro parrocchiale per la produzione di videotape. Le idee potranno essere tantissime, l’importante è che gli adolescenti avvertano la Chiesa crede in loro, scommette su di essi, li rende protagonisti importanti della vita parrocchiale e del territorio dove abitano: palestra di educazione all’impegno ecclesiale, sociale, politico.

6. Il gruppo viva esperienze di comunità con gli altri gruppi della parrocchia sia adolescenti che adulti. Non si isoli il gruppo in esperienze solo con coetanei , lo si apra alla vita della comunità, lo si educhi a saper collaborare con gli altri ed ad avere rapporti di reciproca stima con adulti.

7. Il gruppo sia educato alla dimensione della Chiesa Locale e Universale. Occorre educare i preadolescenti a conoscere altre esperienze, a mettersi in discussione, ad essere provocati da stili di vita diversi e radicali che contestano la massificazione borghese. A questo scopo molto utili sono i gemellaggi, l’esperienza di soggiorno in comunità viventi scelte radicali (mense dei poveri, Monasteri di Clausura, Nomadelfia, Loppiano, Gruppo Abele di Torino, Arsenale della Pace di Ernesto Oliviero, Comunità Giovanni XXIII, Comunità di Capodarco ecc…ecc…..), la partecipazione agli incontri promossi dalla Diocesi o dalla Chiesa Universale (GMG).

8. L’animatore segua personalmente ciascun adolescente e non termini la sua azione educativa quando l’adolescente ha smesso di venire al gruppo. L’animatore sappia valutare la strada quale luogo educativo, sappia intessere un rapporto personale che diverrà il principale luogo educativo , ancor più del gruppo.

9. L’animatore viva una spiritualità ove c’è posto per i preadolescenti affidatigli. Preghi per gli adolescenti del gruppo e si interroghi nella preghiera su cosa il Signore desidera da Lui e dal suo servizio educativo. Sia consapevole che educa prima di tutto ciò che egli vive.

10 Nessuno è preparato ed ha doti sufficienti per fare l’animatore. Il compito affidatogli è più grande di lui e nessuna persona ragionevole può accettarlo. Ma il cristiano è persona di fede e sa che a Dio niente è impossibile, sa pure che chi ha fede può smuovere anche le montagne e pertanto va dove lo Spirito lo conduce. Chi è innamorato non incontra fiumi senza guado. Chi ti deve incontrare, Cristo, con amore ti deve cercare

PASSIONE EDUCATIVA E VERITA’ DI FEDE
L’identikit dell’animatore

Sentieri N5_High_Affiancate_Pagina_03_Immagine_0002*di mons. Simone Giusti*
La spiritualità è coincidenza dello spirito umano con lo spirito di Dio, è risignificazione della propria identità personale intorno alla persona di Cristo, pertanto per individuare la meta e il modello di una spiritualità dell’animatore, è necessario allora meditare sul Signore educatore del suo popolo. Riflettendo sull’agire di Dio verso il suo popolo emergono delle linee educative ben precise che da molti sono state definite come “pedagogia divina” [1]

Esse possono essere così sintetizzate:

— Tutta la pedagogia divina è finalizzata a creare un rapporto interpersonale di comunione tra Dio e l’uomo. La struttura del dialogo e dell’incontro è perciò essenziale a tale pedagogia: Dio comunica se stesso e interpella l’uomo perché liberamente si apra nella fede ed entri in amicizia con lui.

— Nel comunicarsi all’uomo, Dio si fa condiscendente verso di lui e si adegua alla sua realtà umana fino ad assumere egli stesso in pienezza l’umanità.

— Nel rispetto della struttura sociale dell’uomo, Dio lo incontra e gli offre la sua salvezza in un popolo, così che la comunione con Dio si attua sempre nella mediazione di una comunità.

— Poiché l’uomo si manifesta e comunica attraverso i segni, Dio ha scelto la stessa via per rivelare e comunicare se stesso. Il segno pieno della sua auto comunicazione personale è l’umanità del Figlio Gesù Cristo. Ma a partire da essa si possono leggere i segni della sua rivelazione nella creazione, nella storia, nella Chiesa e nella sua azione sacramentale.

— Nel rispetto della storicità dell’uomo, Dio fa sua la legge della gradualità educando passo passo l’uomo verso un incontro sempre più profondo con lui.

– Nel contempo, per l’attenzione alle condizioni storiche e culturali degli uomini a cui si rivolge, Dio vuole che la sua eterna Parola di salvezza si incarni nella storia e nei linguaggi degli uomini.

 

Questi tratti della pedagogia divina hanno fin dai primi secoli ispirato la pedagogia della Chiesa nell’atto della trasmissione della fede ed hanno plasmato e generato grandi figure educative quali Don Bosco. Interiorizzata da ogni animatore, essa costituirà lo scheletro intorno alla quale costruire la relazione educativa, meditata aiuterà a comprendere la meta verso cui si è chiamato ad andare. Più l’animatore farà propria la “passione educativa” del Signore, più vivrà autenticamente la propria spiritualità.

 

Tratti specifici della spiritualità dell’educatore

a)  Il primo è la passione educativa.

E’ questo un sentimento espressivo di una maturità di fede. E’ proprio di colui che ha intuito la passione di Dio per ogni uomo, il forte desiderio del Signore affinché ogni uomo sia salvo, viva e gusti con gioia il dono della vita. E’ tipico di colui che ha compreso due verità importanti: la fede è un dono di Dio ma la risposta di fede dell’uomo a Dio abbisogna di educazione, necessita di essere aiutata a svilupparsi ed a farsi piena, consapevole, sempre più coinvolgente.

b)  Il secondo dice un riferimento privilegiato ad alcune verità della fede.

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L’amore di Dio è gratis. Dio agisce gratuitamente. Per questo fare l’animatore è un qualcosa da fare altrettanto gratuitamente, senza aspettarsi niente in cambio. L’animatore non deve costruire i ragazzi a sua immagine e somiglianza, ma promuovere le loro proprie personalità perché crescano e si sviluppino. Casomai il modello a cui dovranno ispirarsi è Cristo. A lui dovranno assomigliare e l’animatore dovrà fare in modo che abbiano ben presente questo modello.

Vi sono alcune verità della fede che nella spiritualità del catechista vengono ad acquisire un particolare rilievo divenendo illuminanti e ispiranti atteggiamenti educativi conseguenti. Esse sono:

Dio in ricerca dell’uomo

Tutta la storia della salvezza ci presenta il Signore come un buon pastore che esce nella notte per ritrovare chi era sperso, è questa verità fondamentale che motiva l’azione dell’educatore e lo porta ad essere una manifestazione della “passione” di Dio per l’uomo, un annuncio dell’amore del Padre per tutti i suoi figli, un grido forte e dolce per coloro che più sono lontani da Lui. Dio in cerca dell’uomo per liberarlo e redimerlo: è incarnando questa verità che nasce una tensione educativa che non si arresta mai di fronte a nessuna difficoltà e che mira alla promozione integrale di tutto l’uomo e di tutta la società.

Dio è l’educatore del suo popolo
«Uno solo è il vero maestro e voi siete tutti fratelli» [2]

E’ questo quanto ci dice il Vangelo di Matteo riportandoci le parole di Gesù, è questa una verità della fede da meditare lungamente per comprendere che il servizio educativo è partecipazione dell’azione educativa divina da viversi secondo lo stile della pedagogia divina. “Dio stesso, infatti, nel corso della storia sacra e soprattutto nel Vangelo si è servito di una pedagogia che deve restare a modello per la pedagogia della fede” [3]

Dio in cerca dell’uomo perché l’uomo viva
La gloria di Dio è l’uomo vivente (S. Ireneo) [4]

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La fede è un dono di Dio ma la risposta di fede dell’uomo a Dio abbisogna di educazione

L’agire di Dio è all’insegna della totale gratuità, non cerca niente per se perché “Dio è amore”.[5]

Questa verità della fede ispirando l’agire dell’educatore lo porterà a non cercare mai nessuna diretta gratificazione dal servizio che svolge, lo condurrà a non voler strumentalizzare i ragazzi per suoi secondi fini, lo orienterà a promuovere pienamente le personalità dei ragazzi e a non voler mai farne esseri a propria immagine e somiglianza: non tu sei il modello ma Cristo.  Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date [6]

[1] Cfr. Itinerario per la vita cristiana CEI/UCN pg 22 anno 1983 LDC
[2]  Mt. 23,8
[3]  Catechesi Tradente n° 58
[4]  S.Ireneo , Contro le Eresie
[5]  1 Gv 4, 8
[6]  Mt10,8

La spiritualità del laico animatore

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di mons. Simone Giusti

1. La spiritualità

La spiritualità non è un aspetto marginale dell’esistenza cristiana, anzi è il riflesso dello stile di vita e dell’autoconsapevolezza delle scelte compiute.

Dire pertanto spiritualità come coincidenza dello spirito umano con quello di Dio, è affermare che una persona possiede una spiritualità cristiana quando ha una identità personale risignificata e organizzata attorno a Gesù Cristo e al suo messaggio.

Un educatore è quindi “uomo spirituale”, quando inizia a comprendere ed ad organizzare la sua vita a partire da una consapevole decisione per Gesù Cristo e la sua causa del Vangelo. E’ uomo spirituale quando il suo spirito, la sua identità personale, inizia a coincidere con quella dello Spirito Divino.

 

2. La spiritualità del laico

La spiritualità del laico è definita ed espressa nei suoi tratti costitutivi nel decreto del Concilio Vaticano II sull’Apostolato dei laici al n. 4. Poche righe nelle quali è tratteggiato il volto di una spiritualità propria dei laici, non subalterna a nessun altra, avente il suo cuore in una sintesi vitale di tutte le esperienze quotidiane di un laico intorno a Cristo.

Esperienze, attività non giammai di per sé allontananti dal Signore ma bensì a loro modo arricchenti e potenzialmente capaci di far crescere e di andare sempre di più incontro al Signore che viene. Né la cura delle amicizie o degli affetti né tanto meno il lavoro o l’impegno sociale, devono essere estranei alla spiritualità della loro vita.

maxresdefault-2_1Quella del laico è quindi una spiritualità unificante, integrante tutti gli aspetti della vita, proponente un’identità cristiana personale armonica e sinfonica. Quella verso cui un laico e in particolare un educatore, è chiamato ad andare anche grazie al servizio educativo che rende in una comunità cristiana.

La spiritualità dell’educatore è quindi un tratto peculiare ma pur sempre tratto, della più ampia e generale spiritualità laicale.

 

3. La spiritualità dell’animatore

La spiritualità dell’animatore nasce da un fatto che viene ad incidere in maniera determinante sulla sua persona: la relazione educativa che si instaura fra lui e un gruppo di persone.  E’ una relazione che provoca una rivisitazione della propria spiritualità laicale e la costringe a prendere i tratti di una spiritualità della comunicazione intergenerazionale.

L’animatore è uno che sollecita a mettere la vita, quella di tutti a partire da chi ne ha di meno, al centro; ma anche a collocare tutta la vita in tutte le situazioni al centro affinché sia illuminata dalla fede.

Questo ci permette di individuare nella relazione educativa centrata sulla vita dell’altro, il tema generatore e il nucleo di una spiritualità dell’educatore

 

4. Essere educatori

Essere educatori e vivere come educatori non è anzitutto “fare determinate attività” educativa, ma è vivere l’imperativo e la competenza di saper stare e consolidare la relazione con le persone.

mons. Simone Giusti

giugno 2016

Educare con il cuore di Dio

 

educare con il cuore di dioFare, ma soprattutto essere, educatore è un dono che faccio agli altri
Educare con il cuore di Dio è aver iniziato a conoscere la passione d’amore che l’Onnipotente e buon Dio ha per ciascuna persona, per ogni ragazzo. Educare con il cuore di Dio è ricerca progressiva e costante di far coincidere il nostro cuore con il cuore di Dio, S. Paolo direbbe “ non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me” oppure “per me vivere è Cristo”. Continua a leggere “Educare con il cuore di Dio”