Educare alle vere relazioni nel gruppo

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Cristo Gesù è il centro, il cuore e il senso di ogni azione missionaria della Chiesa

*di don Gianfranco Calabrese*

Legati a Cristo e ai fratelli
Non bisogna mai dimenticare un principio fondamentale che caratterizza l’annuncio e l’evangelizzazione, valido per qualsiasi gruppo di persone  e per tutti gli ambiti di vita: Cristo Gesù è il centro, il cuore e il senso di ogni azione missionaria della Chiesa. È fondamentale non perdere di vista questa verità. Direi che questa è l’unica Verità. Se gli animatori della pastorale giovanile  avranno presente questo principio, nella programmazione e nell’attuazione di ogni attività, riusciranno a superare il rischio della ricerca del risultato immediato, dell’eccessivo attivismo, della preoccupazione per aspetti assolutamente secondari, delle  ansie dell’iperattività o del pessimismo frutto di  una falsa spiritualità che conduce al disimpegno e alla pigrizia. Incontrare Gesù significa educare al gusto sapiente della verità, della bellezza e della verità. Essere legati a Cristo rende liberi da ogni legame e da ogni idolatria, da ogni condizionamento che impedisce di correre verso il bene, di assaporare la bontà della vita e farsi riscaldare dal sole caldo della verità, che risplende in ogni realtà, nella creazione e nell’umanità. Il legame con Cristo non abbassa ma eleva. Quando si sale sulla mongolfiera, si è legati a tutto, ma si sale sopra tutto. Cristo è la nostra libertà liberante, la nostra verità illuminate, la bontà che ci rende buoni e benevoli.

 

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Il legame con Cristo fa crescere e unisce agli altri

Legati a Gesù, il Messia e il Cristo, per essere dono
Nessuna relazione umana può essere totalmente slegata dall’interesse, dalla ricerca del consenso e dal bisogno della risposta. Solo Cristo ci lega a sé senza chiedere nulla per sé. Con le nostre  attività dobbiamo riuscire a trasmettere questa verità profonda: non esiste nessuna legge che obbliga o lega al dovere, ma tutto è  dono, grazia, libertà di rispondere per il proprio Bene. L’uomo che diventa discepolo del Signore, che obbedisce al Padre e vive nel dono dell’Amore, dello Spirito Santo, non rende più buono Dio, né più benevolo il Padre, ma lui stesso diventa più buono, più vero e più bello. Il legame con Cristo fa bene. Fare il bene, fa bene! Tutto è un dono meraviglioso: l’amicizia con Gesù, diventare figli di Dio, entrare nel gruppo dei discepoli del Signore, nella Chiesa e nel regno di Dio. Questi doni fanno crescere la nostra umanità, ci rendono più liberi, ci sciolgono dai legami che ci rendono schiavi di noi stessi e dagli altri. Con i doni di Dio possiamo volare legati al filo rosso del suo Amore infinito. È l’amore di Dio, la vita di Dio, dono della Pasqua di Cristo, che ci permette di vivere e respirare nel mondo senza essere contaminati dallo smog delle tentazioni e dei peccati, che sono i veri lacci che ci legano. Il suo Amore è il vero legame che ci permette di salire in cordata verso le alte vette senza rischiare di precipitare nei crepacci o di cadere mentre scaliamo la montagna della nostra gioia, della nostra beatitudine, della realizzazione di noi stessi e della comunione con gli altri. Questa è la sfida alla quale è chiamata la pastorale con e per gli adolescenti, con e per i giovani: inventare la melodia dell’amore e della fede sulle note del dono, della grazia, della misericordia, della libertà, della gratuità, della responsabilità e della comunione.

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Tutto è un dono meraviglioso. Fare il bene fa bene!

Servire i fratelli, impegnarsi per il bene del prossimo, pregare e celebrare il giorno del Signore, sacrificare la propria vita, non sono obblighi, ma bisogni e necessità che nascono e fioriscono come gli alberi in primavera in virtù del sole e del calore dell’Amore. È il dono dell’Amore che feconda e attrae il cuore dell’uomo, lo rende capace di essere nella libertà come deve essere: generati nel dono e nella testimonianza di Cristo. Stare con gli altri significa camminare legati in cordata. Questa è l’unica condizione per vivere e per non morire, per camminare e per raggiungere, anche con fatica, la meta: la felicità.

 

Essere attratti dall’Amore
Per riuscire a far cogliere l’importanza del legame tra Gesù e la vita del ragazzo, l’animatore deve lasciarsi attrarre dalla persona di Gesù, dalla sua vita e dalla sua Parola,  e dalla persona e dalla vita dei ragazzi che è chiamato ad accompagnare e servire. È necessario conoscere, amare, apprezzare la vita dei ragazzi così come è, non come si vuole o si ritiene che debba essere. Allo stesso modo, è fondamentale conoscere, contemplare e amare la vita di Gesù così come è, non come si vuole o si ritiene che debba essere. Non si può essere innamorati di idee astratte, ma della realtà concreta, dell’altro e dell’Altro, senza false illusioni e senza pericolose delusioni. È la realtà il ponte che conduce Dio all’uomo e l’uomo a Dio. L’animatore deve servire la storia e far risplendere in essa ciò che c’è di bello, di buono e di vero, ciò che è stato seminato nei solchi e nella realtà del tempo.

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QUESTIONI DI CRESCITA Un gruppo cresce nella propria identità se ciascun ragazzo riesce, con l’aiuto dell’animatore, a creare un proprio personale rapporto con Cristo e contemporaneamente con ciascun componente del gruppo. Nella fede cristiana si non si può mai separare Dio dai fratelli e i fratelli da Dio: è questa la sfida dell’evangelizzazione.

In questo modo le riunioni non diventeranno una fuga ideologica, né un laboratorio asettico, ma il luogo dell’esperienza, del dialogo e del confronto tra la verità di Cristo e la verità dell’uomo. Senza questo realismo, che nasce dall’amore e dalla verità dell’altro e di Cristo, non si migliorano i legami e le relazioni tra le persone e con la persona di Gesù. Si costruiscono il gruppo e la fede sulle  false pretese degli adulti. Non si introduce la vita dei ragazzi nella vita di Dio e la vita di Dio nella storia degli uomini. Non si aiutano i ragazzi e i giovani a vivere il messaggio di Gesù nella quotidianità. Per evitare questi pericoli è necessario essere attratti da Gesù, dal suo Vangelo, dal ragazzo e dalla sua vita. Per organizzare riunioni interessati e programmare esperienze coinvolgenti,  non bisogna fissarsi sulla nostra idea di Dio, sul nostro programma, sulla nostra tabella di marcia e sui nostri risultati, ma tenere conto della realtà della storia e del progetto di Dio.

In questo modo è possibile creare legami significativi e veri tra i ragazzi. Questo avviene per la comune scelta di fede, per l’amicizia condivisa con Gesù e con il suo messaggio di Amore e di Pace.  Un gruppo cresce nella propria identità se ciascun ragazzo riesce, con l’aiuto dell’animatore, a creare un proprio personale rapporto con Cristo e contemporaneamente con ciascun componente del gruppo. Tutto questo è frutto dell’amore di Dio e del prossimo. Nella fede cristiana si non si può mai separare Dio dai fratelli e i fratelli da Dio, come ci ha rivelato Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. La sfida della nuova evangelizzazione si vince se si riscopre Cristo nel dono dello Spirito Santo : il Vangelo del Dio Vivente.

 

 

Senza ascoltarsi non funziona niente

Good-ListenerFare, fare… e ancora fare: ma che cosa fare?

Gli animatori che operano nell’ambito della pastorale giovanile, soprattutto con gli adolescenti, rischiano di sottovalutare, nella programmazione degli itinerari di formazione e di animazione, l’attenzione all’ascolto di se stessi, dei ragazzi e dell’ambiente. Non è Continua a leggere “Senza ascoltarsi non funziona niente”

L’educazione alla fede? Cambia la vita!

calabrese2La fede non è un insieme di verità astratte, è un dono che cambia la vita
La pastorale giovanile, come percorso di educazione alla fede nella comunità dei credenti, ha come finalità l’incontro con la persona di Gesù Cristo, uomo e Dio. Quest’incontro permette l’iniziazione permanente dei discepoli alla vita cristiana e conduce alla Continua a leggere “L’educazione alla fede? Cambia la vita!”