L’educazione è cosa di cuore

L’espressione “L’educazione è cosa di cuore” è sempre stata attribuita a don Bosco, prete torinese del 1800 che ha fatto dell’educazione un mezzo per attrarre i giovani all’oratorio per poi indicargli strade nuove in cui incamminarsi per il bene della società.

Non sappiamo dalle fonti in quale momento don Bosco avesse pronunciato questa frase, ma siamo certi che rimane una sintesi sapienziale sul suo stile educativo che punta direttamente al centro, arrivando al bersaglio della persona. Dovessimo citarla per esteso, la frase suonerebbe in questo modo: “Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi”.

Si inizia con un ricordo. La nostra bravura ad educare parte non dalla capacità di guardare avanti, fondamentale per chi sta con i giovani, ma dalla nostra capacità di ricordare. Due cose sono importanti quindi: ricordarci del cuore e di Dio.

Questi capi saldi, in campo educativo, manifestano tutta la loro lungimiranza se considerate insieme alle parole di Papa Francesco sul nostro tempo: “ Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo.”

In questo “cambiamento di epoca”, il passo avanti è fare memoria, ossia ricordarci che non siamo soli in questa opera di evangelizzazione e che il Signore non vive nell’attesa di ricevere un cuore disponibile ma opera con noi stipulando un “patto educativo”,  meglio ancora un’alleanza educativa.

Potremmo dire quindi che l’educazione del cuore è un lavoro “a due”; il Signore ha le chiavi per accedere ai nostri giovani e a noi viene chiesto  il compito entusiasmante di apprendere l’arte da Lui, “ imparare a girare le chiavi nel cuore dei nostri giovani”. Questo è il primo suggerimento che fa da premessa alle nostre programmazioni, alle nostre intuizioni giovanili e alle tecniche di animazione.

Ora possiamo iniziare a parlare di “cuore”. Lo facciamo con le parole di Papa Francesco, che dice in merito: “Essere giovani, più che un’età è uno stato di cuore” (Esortazione Apostolica Cristus Vivit). Arriva a questa espressione spinto dalla Sacra Scrittura, in cui i giovani si presentano: sinceri come Gedeone, capaci di scoprire la forza del proprio cuore come Davide, audaci come Geremia e in grado di cambiare il proprio cuore come accade nella parabola del padre misericordioso, in cui il giovane figlio fa ritorno a casa del padre.  Il “cuore del giovane” continua Papa Francesco, “deve essere considerato terra sacra, portatore di semi di vita divina e davanti alla quale dobbiamo toglierci i saldali per poterci avvicinare ad approfondire il mistero”.

Il cuore giovanile presentato così da Papa Francesco, si presenta come un dono che richiede dei compiti specifici da eseguire. Possiamo quindi tracciare un cammino di accompagnamento del cuore dei giovani che prende le mosse da un passo del Vangelo di Luca: “L’incontro dei discepoli con Gesù mentre si incamminano verso Emmaus”.

Le tappe sono le seguenti. “Gesù in persona si avvicinò a loro” (Lc 24, 15b) l’importanza del silenzio per ascoltare il battito cardiaco del giovane;  “Disse loro: che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?” (Lc 24, 17) in riferimento al compito di capire “per cosa” batte il loro cuore;  “Alcuni dei nostri sono andati alla tomba …, ma lui non l’hanno visto” (Lc 24,24) l’importanza di “accordare il cuore con gli altri”; ed infine, “furono vicini al villaggio dove erano diretti” (Lc 24,28) la costanza di monitorare le frequenze del cuore dei giovani.

Ascoltare il battito cardiaco:  Il cuore va ascoltato. Il battito cardiaco va udito per capire in quale stato si trova. Ci sono giovani che viaggiano con ritmi accelerati distratti dalle molteplici attività usando il cuore come fosse una “pompa meccanica”. Entriamo nel tema del silenzio e non dell’ascolto anche se affini e collegabili. Potremo dire con decisione che l’educatore può imparare l’arte dell’ascolto solo se precedentemente ha appreso l’arte del silenzio. Il silenzio rende possibile l’ascolto. I giovani in tali circostanze posso essere vicini o lontani, bravi o cattivi, educati o scalmanati, il silenzio ci consente di comprendere da quale punto noi stiamo accanto agli altri e siamo pronti ad accoglierli senza pregiudizio. Potremo dire che mentre il silenzio ci illumina sul nostro modo di accostare i giovani, l’ascolto è il frutto di un silenzio maturo che orienta la vita vero ascolto del giovane.

Capire per cosa batte: Il cuore è stato plasmato affinché potesse battere per qualcuno e non per qualcosa. Per comprendere cosa vuol dire “recuperare” il battito cardiaco donando la giusta frequenza, possiamo usare due termini: eccesso ed eccedenza. La prima parola “eccesso”, è molto evocativa, richiama la nausea tipica dei giovani che si concentrano in un’esperienza, esaurendola e spegnendosi in essa completamente. E’ il caso di un cuore che batte per tutto ciò che lo illude: la droga, il successo facile, la ricerca estenuante delle scorciatoie. Questa strada spinge il giovane ad esperienze forti, purtroppo eccessivamente forti da essere classificate come disumane.

La seconda parola è evocativa per noi cristiani che siamo cercatori di esperienze forti contrassegnate dall’ “eccedenza”. Il termine eccedenza non si spiga con “l’eccesso” ma con “’abbondanza”. Il nostro cuore batte quando il flusso del sangue è abbondante e può spingersi verso esperienze che mettono a confronto con la vita e con la quotidianità, senza scorciatoie e mezze misure. La frase di Pier Giorgio Frassati “vivere e non vivacchiare” è molto più esaustiva di altre spiegazioni.

Accordare il cuore con gli altri: Emmaus è la storia di due discepoli visitati dal Signore, insieme, in cammino e verso una meta. Inoltre i discepoli erano parte di una comunità che tentava di ri-costruire l’annuncio del Risorto. Ogni giovane è portatore di un tassello dell’Annuncio del Signore Risorto. Qui la necessità di battere il cuore dei giovani all’unisono: insieme appunto. Ancora il Papa ci aiuta in questo tema: “molti giovani distratti, volano sulla superficie della vita, addormentati e incapaci di coltivare le relazioni profonde e di entrare nel cuore delle cose” (n°19 Chritus Vivit). Occorre far ricoprire ai giovani il gusto di nutrirsi di relazioni vere e sincere, propedeutiche all’incontro con il Signore della vita. Questa rotta di cammino ci viene suggerita direttamente da loro quando li cogliamo perennemente presi dai social e dai loro smart phone: inseguono così la vita dei compagni, le loro “storie”, si mostrano affamati di ogni segmento della vita degli altri. Proprio qui noi dovremo far scaturire l’annuncio del Vangelo, in continuità con la loro sete di umanità, potremo dire in continuità con la fame e sete di umanità che Gesù ha di noi.

L’ultimo punto fa emergere la nostra fede, la nostra “tenuta sulla strada di Emmaus”: la costanza di monitorare le frequenze del cuore dei giovani. La costanza per un animatore è determinante proprio perché i giovani si stanno affacciando alla vita e hanno bisogno di comprendere che essa è fatta di riferimenti. Approfondendo l’immagine del cuore e di Emmaus potremo dire: l’educatore deve continuare a far battere il cuore dei giovani senza fargli mancare il terreno sotto i suoi piedi. Solo una fede adulta può generare passi adulti nella fede. I ragazzi si sentono smarriti nel cammino se fanno del disorientamento il “leitmotiv” della loro vita: il costante disorientamento. Noi come educatori è chiesto di disattivare la “geoloaclizzazione” facile dei loro movimenti e optare per la prossimità nel quotidiano in possono avere le chiavi per poi leggere la prossimità di Gesù che nel Vangelo sembrava inseguire i poveri, i giovani e gli esclusi.

A conclusione di questo piccolo percorso possiamo rifarci ad una frase di San Francesco di Sales, che ha sempre seguito con passione l’umanità disseminata della sua diocesi che guidò con amorevolezza. “Conquistato il cuore dell’uomo conquistato tutto l’uomo”, in altri termini, conquistato  il “cuore dei giovani conquistato tutto il giovane”. A noi la grande sfida che parte oggi, chiedendoci “dove è il nostro cuore” e “per chi batte”, per poi andare sicuri verso i cuori dei più giovani dove Dio ci attende.

Don Stefano Casu

Educare al senso della storia per scoprire Dio che si rivela

1462210683_108502467_opt*di don Gianfranco Calabrese* La fede cristiana anima la vita quotidiana degli uomini La vita degli adolescenti è molto ricca di sollecitazioni e di occasioni, che però rischiano di rimanere eventi sporadici senza una continuità e una logica educativa, se non  vengono collocati all’interno di un progetto da realizzare. Alcune volte il sensazionalismo e le esperienze singolari possono accentuare la ricerca spasmodica di momenti forti, che però incidono sulle emozioni e che lasciano gli adolescenti non solo spaesati, ma li collocano in un contesto “fluido”, senza alcuna continuità educativa e progettuale. Bisogna stare attenti a non trasmettere una visione distorta della realtà, che è impastata di storia, di quotidianità e di ordinarietà. Educare gli adolescenti a vivere la quotidianità in modo straordinario significa

aiutarli a scoprire che in ogni atto e in ogni scelta c’è la possibilità di vivere nell’Amore, dono di Dio, nell’obbedienza della fede, come discepoli del Signore, e nella vocazione dell’essere figli di Dio e fratelli in Cristo. Questo è il
disegno di Dio che si è manifestato in pienezza nella vita di Gesù Cristo e che è custodito dalla chiesa come un perla preziosa e come un tesoro nascosto: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità, predestinadoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà»
(Ef. 1, 3-6). Un animatore che aiuta un adolescente a scoprire la propria vocazione all’interno di un progetto concreto e quotidiano, come quello che si è manifestato in Gesù Cristo, è sorgente di benedizione e di pace.
Per questo la storia per i cristiani è un insieme di eventi alcune volte straordinari, ma più spesso normali , come l’aria che si respira, come l’acqua che disseta e come i minuti che formano le ore e i giorni, ma che sono elementi che compongono il meraviglioso quadro della vita e della storia umana. Dio ci rivela il suo disegno di salvezza
childs-faith-christian_optUn ulteriore rischio che caratterizza la cultura liquida e frammentata contemporanea, che deve essere tenuto presente da un animatore attento e prudente, è la riduzione del tutto all’attimo: le esperienze religiose, umane,
sociali, culturali, diventano momenti rapidi e passaggi veloci, che sono intensi ma precari, senza alcuna progettualità condivisa e comunitaria. Un bravo animatore del gruppo deve tentare di far percepire ai giovani che per vivere la beatitudine e la vita nell’Amore è fondamentale riscoprire la chiamata di Dio. Il tempo senza progetto è insignificante e senza senso, ma soprattutto è povero e vuoto. Le esperienze “fast food” e le relazioni “usa e getta” non aiutano a crescere nella pazienza e nella costanza.

È essenziale aiutare i ragazzi a desiderare “mete alte”, a voler assimilare valori fondamentali, ma soprattutto ad impostare la propria esistenza all’interno di un disegno di salvezza. Cristo è la nostra salvezza. Egli è il progetto che si trova nella rivelazione e nell’annuncio della Chiesa. L’ascolto della Parola di Dio e la condivisione della comune vocazione cristiana sono il luogo dove è possibile conoscere il disegno di Dio e comprendere il mondo, se stessi e gli altri. Sognare con Dio la propria vita. Occorre creare e far scoprire momenti che possano aiutare i giovani a formarsi nel profondo e in modo permanente alla luce del disegno di Dio, per superare il rischio dell’immediatezza senza futuro e per animare la quotidianità. Sognare con Dio rende capaci di lottare per Dio, ma soprattutto di combattere per il bene, per il bello e per il vero, in nome della propria dignità e della propria vocazione. Il tempo è un dono di Dio. In Cristo se ne disvela il valore e il senso. Il tempo nella prospettiva cristiana non è un semplice scorrere anonimo di attimi, ma è l’espressione di ciò che si è e di ciò che si desidera essere, della chiamata di Dio e della risposta dell’uomo. Per questo la preoccupazione fondamentale degli animatori non deve riguardare semplicemente la programmazione e l’organizzazione delle attività, ma la condivisione del disegno comune, del modo di concepire l’uomo, la famiglia, la chiesa e la società.

IL TEMPO E’ UN DONO
Viviamo in un’epoca dove tutto è ridotto all’attimo: la vita, le esperienze, i rapporti umani, la cultura…tutto diventa un passaggio veloce e precario, per questo l’animatore ha il compito di riportare nella vita dei ragazzi la bellezza del tempo, del futuro, dei progetti. Deve necessariamente aiutare questi ragazzi a proporsi mete “alte”, a riempire il loro tempo di cose belle, buone, che riempiono l’esistenza e fanno parte di un disegno completo, che Dio ha su ognuno di loro. Scoprire la propria vocazione è riappropriarsi di se stessi; è maturare come cristiani e come uomini e donne; è vivere felici.

Come educare i giovani alla conversione e alla libertà

Il peccato spezza la comunione tra Dio e l’uomo
Il peccato spezza la comunione tra Dio e l’uomo

*di don Gianfranco Calabrese*
Non aver paura di riconoscere il proprio peccato: educare al perdono nell’incontro con Cristo
L’incontro con il Signore Gesù non conduce i credenti a vivere semplicemente in modo giusto, onesto e solidale la quotidianità, ma li trasforma, rendendoli figli di Dio nel battesimo e li spinge ad assumere e fare propri gli stessi sentimenti di Cristo: «Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, divenendo simile agli uomini» (Fil. 2,6-7). Per questo il peccato non si riduce ad un semplice senso di colpa, ma riguarda il rapporto di amicizia e di alleanza con Dio: il seguire Cristo e il diventare, per il dono dello Spirito Santo, come il Figlio di Dio fatto uomo. Il peccato, invece, allontana gli uomini da Dio e dalla sua volontà, nella presunzione di trovare nella propria auto-realizzazione e nella propria volontà la piena e completa felicità. Il peccato spezza la comunione e l’amicizia tra Dio e l’uomo. In questo senso la conversione non nasce dalla percezione di un sentimento di delusione verso se stessi perchè non si è stati capaci di mantenere gli impegni che ci si era assunti, ma è frutto di un rifiuto di una proposta di amore e di comunione con Dio: l’unica via che può rendere gli uomini capaci di vivere la gioia, la pace e la beatititudine «in pienezza». Il peccato, come si può cogliere nei primi capitoli del libro della Genesi, è un rifiuto. Esso è un atto di orgoglio e di superbia. È frutto di una caduta e di una tentazione demoniaca: credere e pensare che Dio non è alleato ma nemico e padrone dell’uomo e dell’umanità.

La morte di Cristo sulla croce ha ristabilito la verità su Dio e sull’uomo. Gesù con la sua parola e con la sua vita ha rivelato a tutti gli uomini il mistero di Dio: Dio è Amore e non lo si deve pensare contro l’uomo ma per l’uomo. Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Gesù Cristo con la forza dello Spirito Santo può guidare i giovani nel loro cammino di liberazione dalle false immagini religiose e condurli alla piena comunione con il Padre e alla fraternità universale. In questo senso le regole, le norme e i comandamenti non sono legami per tenere gli uomini schiavi della divinità, ma strade per essere e vivere in amicizia, per partecipare alla vita divina di amore e di comunione. Questa divinizzazione è un dono gratuito di Dio. Non è una presuntuosa e titanica rapina fatta dagli uomini ma un incontro e un’alleanza con il Padre in Cristo Gesù per opera dello Spirito Santo. Il credente, in questo modo, potrà scoprire che la realizzazione piena non è nello scontro e nella disobbedienza, ma nell’alleanza con Dio, gioia eterna e definitiva. Per questo occorre educare al vero volto di Dio. Egli è il Misericordioso che perdona. È necessario formare i giovani al senso del peccato e guidarli al valore della conversione. La conversione non nasce dalla paura, ma dal desiderio di ritornare alla casa del Padre come ci racconta la parabola del figliol prodigo (Lc 15,11-32). Non bisogna avere paura di riconoscere il proprio peccato, perchè alla fine della conversione c’è la libertà e la comunione con il Padre e con i fratelli.

LA SALVEZZA? UN DONO! Convertirsi è sempre possibile e gli animatori devono ricordarlo continuamente ai ragazzi. La conversione serve ad essere felici oggi, ora, non a morire in pace. La salvezza è un dono che permette di realizzarsi in questa vita. L’esperienza del perdono offre già un’opportunità per capire il concetto di salvezza. Tutti gli uomini possono sperimentarla: è l’abbraccio misericordioso del Padre.
LA SALVEZZA? UN DONO!
Convertirsi è sempre possibile e gli animatori devono ricordarlo continuamente ai ragazzi.
La conversione serve ad essere felici oggi, ora, non a morire in pace. La salvezza è un dono che permette di realizzarsi in questa vita.
L’esperienza del perdono offre già un’opportunità per capire il concetto di salvezza.
Tutti gli uomini possono sperimentarla: è l’abbraccio misericordioso del Padre.

La conversione come dono e come realizzazione della comunione con Dio e con i fratelli

L’animatore del gruppo giovani deve sentire la responsabilità di aiutare i propri ragazzi ad abbandonare le loro schiavitù e a ritrovare la strada del ritorno alla casa del Padre. Per realizzare questo percorso di conversione occorre rinnovare la mente e il cuore secondo gli insegnamenti del Vangelo e la volontà di Dio. La conversione è possibile in ogni momento, anche nella situazione culturale giovanile attuale, che è frammentaria, fluida, frenetica, lontana e indifferente agli insegnamenti cristiani. La prospettiva consumistica, tecnocratica e secolare non facilita il servizio degli animatori della pastorale giovanile, perchè i giovani sono così immersi, in modo incosapevole e inconscio, nel mondo che non si rendono conto della perdita della libertà e della verità. Le sirene mondane della pubblicità e del conformismo dilagante inibiscono e drogano la capacità critica e la volontà dei giovani e dello stesso mondo degli adulti, Non ci si rende conto della forza del denaro, del potere e del possedere. Solo un’attenta e vigile capacità critica, una fede radicata nella pazienza e nell’amore di Cristo, la forza del Vangelo e della grazia possono contribuire ad aprire gli occhi dei giovani alla Verità, a Cristo, e aiutarli a cogliere l’importanza della conversione, del rinnovamento interiore, della testimonianza di vita secondo gli insegnamenti del Vangelo. Se non ci si converte, si rischia non solo d’indurire il proprio cuore e di diventare ciechi davanti alle difficoltà e alle povertà dei fratelli, ma anche di non riuscire a capire e scegliere la via giusta e vera per realizzare la propria vita. La conversione non è per la morte e la mortificazione, ma per la vita e la felicità. La presunzione e la superbia non aiutano la crescita della persona e giustificano le false sicurezze. La casa costruita sulla roccia pone le proprie fondamenta sulla conversione e sul perdono, sulla fedeltà e sulla misericordia di Dio, sulla fragilità umana e sul perdono di Dio. Non sulla solitudine dell’egoismo, ma sulla compagnia e sulla forza della carità.

8149-creazione-di-adam_optL’esperienza del perdono e l’abbraccio della misericordia

Nella pastorale giovanile si devono tener sempre presenti alcune dimensioni fondamentali, che caratterizzano ogni uomo, la fragilità, la dimensione creaturale e la realtà del peccato. Per questo non ci si deve scoraggiare quando i govani rifiutano la proposta evangelica e la sequela del Signore. L’esperienza del peccato, infatti, non è legata ad una particolare età né ad una specifica situazione. Tutti gli uomini in ogni momento della propria vita possono sperimentare la propria fragilità e peccare. Per questo è necessario che il cuore di ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo, possa sperimentare l’abbraccio misericordioso del Padre che è nei cieli. Gli animatori devono stare attenti a non trasmettere un’idea sbagliata di Dio e della stessa fede cristiana. Gesù Cristo ci ha rivelato il volto misericordioso del Padre, che perdona e accoglie sempre, che responsabilizza e chiama in modo gratuito alla verità e alla libertà della fede. L’annuncio e la chiamata del Signore non si rivolge ai giusti, ma ai peccatori. La salvezza non è un premio per una vita buona, ma è un dono che permette di realizzarsi in una vita buona, bella e vera.

Educare al silenzio: la forza dell’amore

20150109_134756_fmt*di don Gianfranco Calabrese* Il silenzio nasce da un cuore che ama e pensa
L’amore non è un semplice sentimento, né un’emozione istintiva, ma un atto libero e volontario. È un atto responsabile che ha radici profonde: la volontà e l’intelligenza. L’amore umano profuma di libertà. Nessuno può essere obbligato o costretto ad amare. Non è sufficiente legare l’amore ai sentimenti e alle sensazioni che si possono provare nei riguardi di un persona. La volontà non si identifica sempre con il sentimento, con la passione o con l’istinto, ma trova la propria ragione nell’intelligenza e nel pensiero umano. Sono le motivazioni della mente e le ragioni del cuore, che confortano la volontà, illuminano il cammino della libertà e permettono di vivere relazioni e rapporti che fanno crescere e maturare ciascuna persona.

love_fmtPer vivere la forza dell’amore è necessario, dunque, educare i giovani a comprendere se stessi e gli altri, a pensare e ragionare con calma, a scegliere senza impulsività, non nella logica del tutto e subito. Il cuore, fonte dell’amore, si rinforza amando in modo intelligente e libero. Per raggiungere questa meta diventa fondamentale educare i giovani al silenzio e al raccoglimento. Risuonano sempre profonde ed attuali le riflessioni di S. Anselmo d’Aosta nel suo libro Proslogion: «Esortazione della mente a contemplare Dio».
Rivolgendosi all’uomo che cerca Dio, egli afferma che il desiderio dell’amore e l’intelligenza della fede non possono essere separate, ma devono essere unite. Il silenzio dell’accoglienza dell’altro si rivela e si manifesta nella libertà e nella gratuità dell’amore e conduce chi cerca ad incontrare colui che si cerca, Dio o l’altro: «Insegnami a cercarti, e mostrati a me che ti cerco. Io non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti, che ti desideri cercandoti, che ti trovi amandoti, e che ti ami trovandoti». É un meraviglioso cammino che deve essere proposto ai giovani. Il silenzio in una società del rumore, la forza dell’amore in un mondo nel quale dominano i sentimenti deboli, la bellezza di relazioni stabili contro la paura verso tutto quello che è impegnativo e costante, sono le sfide di una seria pastorale giovanile. Per scoprire le ragioni dell’amore è fondamentale scavare dentro di sé, nella ricerca faticosa del tesoro nascosto e della perla preziosa.
fields_of_glory_by_hel_fmtNon avere paura della verità
Il silenzio non è semplicemente un modo utile per spogliarsi delle tante preoccupazioni che affollano la nostra mente, per liberarsi dalle diverse occupazioni che impediscono di pensare o di entrare in noi stessi. Il silenzio ci permette di capire ciò che ci può rendere veramente felici. I veri valori non passano e non sono mai superficiali, ma profondi e richiedono un’attenzione che solo il silenzio interiore può far scoprire. Quando un velocista deve affrontare una gara, trova sempre un po’ di tempo per raccogliersi nel silenzio e concentrarsi. Il silenzio è la porta per entrare nella verità di sé e per cogliere la verità degli altri. Se non si riesce a fare silenzio si rischia di lasciarsi affascinare da ciò che è apparenza e che ci conduce lontano dalla verità. Non bisogna avere paura del silenzio. L’abbondanza delle parole e la frenesia delle azioni, di fatto nascondono la paura della verità. Parlare tanto non significa dire cose importanti o comunicare valori o idee essenziali per la vita. Spesso l’incapacità di fare silenzio copre una debolezza dell’animo umano, nasconde le false sicurezze spacciate per verità assolute. L’animatore che cerca di educare i giovani al silenzio e al raccoglimento, li prepara non solo a scoprire le verità che albergano nell’intimo del loro cuore, ma anche i valori che sono la roccia sulla quale è possibile costruire la loro casa. Dal silenzio nasce il dialogo, si supera il rischio del monologo e dell’isolamento. Nel silenzio il gruppo dei giovani si consolida nella verità delle relazioni e si rafforza nonostante le differenze e le difficoltà. Se si cerca la verità e non si ha paura dei propri errori e dei propri limiti, se si vuole crescere nel bene e si è disponibili a cambiare, allora non si ha paura del silenzio, anzi lo si cerca come l’acqua nel deserto.

L’incontro... La tenerezza dell’incontro con Dio può avvenire se l’uomo educato al silenzio scopre che Dio non è nel fuoco, nel terremoto e nel vento, espressioni della forza della natura, ma nel dono dello Spirito Santo, nel vento leggero e nella forza dell’amore di Dio. L’incontro avviene nella vita quotidiana, nella dolcezza dei sorrisi e dei volti che incrociamo: la vita spirituale degli animatori nasce ogni giorno, semplicemente scoprendo quello che abbiamo intorno.  
L’incontro…
La tenerezza dell’incontro con Dio può avvenire se l’uomo educato al silenzio scopre che Dio non è nel fuoco, nel terremoto e nel vento, espressioni della forza della natura, ma nel dono dello Spirito Santo, nel vento leggero e nella forza dell’amore di Dio.
L’incontro avviene nella vita quotidiana, nella dolcezza dei sorrisi e dei volti che incrociamo: la vita spirituale degli animatori nasce ogni giorno, semplicemente scoprendo quello che abbiamo intorno.

Il silenzio e l’incontro con Dio: la tenerezza dell’amore
Nell’antico testamento il racconto dell’incontro tra Dio e il profeta Elia è fondamentale per comprendere il valore del silenzio, per educare dei giovani alla preghiera e all’incontro con Dio: «Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spazzare le rocce danati al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna» (1 Re19,11-13). In questa narrazione c’è tutta la potenza dell’amore di Dio che si rende presente nella brezza leggera e che chiede agli uomini l’ascolto, attento e vigilante. La tenerezza dell’incontro con Dio può avvenire se l’uomo educato al silenzio scopre che Dio non è nel fuoco, nel terremoto e nel vento, espressioni della forza della natura, ma nel dono dello Spirito Santo, nel vento leggero e nella forza dell’amore di Dio. Per questo motivo si può affermare che l’incontro con Dio può avvenire nel silenzio e nella tenerezza dell’amore. Si manifesta nelle vicende quotidiane della vita e nella dolcezza dei sorrisi e dei volti di coloro che si lasciano abbracciare dall’amore di Dio e dalla forza dello Spirito Santo. La vita spirituale degli animatori della pastorale giovanile e degli stessi giovani cresce e matura se, nel silenzio e nella preghiera, si riesce a cogliere la presenza del Signore non nel clamore degli eventi, ma nella semplicità degli incontri. L’animatore, prima di sviluppare le capacità e le doti proprie di un bravo comunicatore, deve lasciarsi plasmare dal silenzio, dal raccoglimento e dalla tenerezza dell’amore di Dio. In questo modo, egli sarà capace di introdurre i giovani nell’esperienza contemplativa del silenzio, nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio, nell’incontro sacramentale e nella celebrazione della liturgia eucaristica.

Giovani «ecumenici» L’unità della Chiesa: un cammino che interessa tutti!

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i cristiani sono come ponti che permettono di attraversare luoghi diversi

*di don Gianfranco Calabrese*
La formazione dei giovani nelle nostre parrocchie e nelle associazioni deve lasciarsi sollecitare dalle parole di Gesù nell’ultima Cena: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perchè tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perchè il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv. 17, 20-21). Nella preghiera di Gesù al Padre è possibile ritrovare il cuore della missione della Chiesa: far crescere la comunione tra gli uomini, accogliendo come dono la stessa comunione che esiste in Dio e che Gesù con le sue parole e i suoi gesti ci ha manifestato. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla forte richiesta di Cristo rivolta non solo ai suoi apostoli, ma a tutti i credenti. Gesù ci vedeva molto bene! Quante grandi e piccole divisioni hanno accompagnato la storia della chiesa : si è continuato a dividere le vesti di Gesù, come hanno fatto i soldati romani sotto la croce. La tensione e la ricerca dell’unità hanno continuato ad essere presenti nella vita della Chiesa, perchè non è stato possibile strappare la tunica del Signore. Non ci sono riusciti neppure i soldati romani: «I soldati, poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così» (Gv 19, 23-24).

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Non dobbiamo avere paura di aprire le nostre porte, nè temere il progresso culturale

L’educazione all’unità e alla riconciliazione deve essere un cammino fondamentale per i gruppi giovanili e per ogni realtà ecclesiale, perchè la tentazione della divisione alberga nel cuore di ogni credente. Ciascuno crede di possedere la verità e condanna gli altri e li accusa di essere nell’errore. La tunica di Cristo, la Chiesa di Cristo, è una perchè è di Cristo. Nessuno può pretendere di gettare la sorte e di possederla. Solo se si elimina Cristo, si può tentare la sorte e appriopriarsene. L’ecumenismo tocca il cuore di ogni credente e lo chiama alla comunione, a vivere la stessa unità che Cristo ci ha rivelato e ci ha donato. È la vita di Dio partecipata agli uomini nella Chiesa. Per questo la carità deve animare la formazione dei gruppi giovani, renderli cenacoli di amore e di unità, di accoglienza e di ascolto, di comprensione e di conversione. Questi atteggiamenti sono possibili se si educano i giovani ad una mentalità ecumenica, si rendono aperti gli uni gli altri e si allontanano dal rischio dell’esclusione e del pregiudizio. L’ecumenismo interessa tutti, perchè sgorga dalla carità. Deve animare ogni azione dei cristiani e colorare il loro agire nella Chiesa e nel mondo. I cristiani sono come i ponti che permettono agli uomini di attraversare luoghi diversi. La Chiesa, attraverso i gruppi giovanili, può sperimentare la riconciliazione delle diversità e ricostruire l’unione dove c’è divisione .
Formare ad una mentalità ecumenica
Il Vaticano II nei suoi documenti ha seguito una regola d’oro: ciò che unisce viene prima di ciò che divide. Questa regola ha permesso di crescere nella comunione e di realizzare passi fondamentali nell’unità e nella condivisione. Ma non è né immediato né facile. È più facile vedere e sottolineare ciò che non funziona: i difetti, i limiti, le differenze e le mancanze. Il punto nero risalta immediatamente agli occhi su un foglio bianco. Un albero che cade – dice un famoso proverbio- fa più rumore di una foresta che cresce. Per questo la spiritualità ecumenica, che pone al centro gli elementi comuni e i doni condivisi, animando la formazione spirituale dei gruppi giovanili, aiuta a crescere nella comunione. Le contrapposizioni e le differenze che normalmente vengono accentuate dalla presunzione di essere nella verità, finiscono per giustificare non solo le divisioni, ma anche spezzare ogni dialogo e ogni possibile collaborazione. Il battesimo, la fede, la chiamata in Cristo a partecipare alla vita divina e alla comunione fraterna sono il cuore dell’annuncio evangelico. Questi doni non sono né una conquista né un premio, non sono il frutto di meriti personali, ma sono regali di Dio offerti a tutti coloro che si sono lasciati affascinare dalla croce di Cristo, dalle beatitudini e dall’amore del Padre. La mentalità ecumenica apre il cuore e la mente e permette di scoprire i segni di giovani30001_optDio che sono presenti nella vita e nelle azioni di coloro che ci sono vicino e che, anche diversi da noi, condividono la stessa passione per la salvezza, per la felicità e per la pace degli uomini e del mondo. Per questo educare al dialogo e alla conoscenza dell’altro è una strada maestra per superare gli inevitabili contrasti e prevenire i possibili scontri. Comprendere le ragioni degli altri e le radici della diversità è la via che conduce alla conversione personale e che aiuta a vedere gli altri non come pericolosi concorrenti, ma come amici e fratelli da accogliere.
Non il bianco e il nero, ma il grigio della vita
Ai superiori generali dei religiosi, riuniti in Assemblea nazionale, papa Francesco ha rivolto un pressante invito a crescere nel discernimento spirituale: «Non basta vedere il bianco e il nero. Il discernimento è andare avanti nel grigio della vita e cercare lì la volontà di Dio, non nel fissismo del pensiero» (Avvenire, 26 novembre 2016, p.17). Nella formazione dei giovani non si possono semplicemente trasmettere le verità e i principi religiosi e morali, occorre aiutare i giovani a vivere nella complessità della realtà, anche se ambigua e contraddittoria. È necessario condurre i giovani a scoprire i valori positivi che sono presenti, a condannare il male e a collaborare con tutti coloro che hanno come fine la giustizia, la felicità e la pace. Il bene e la bontà non hanno colore politico, né si identificano con alcun gruppo; non sono appannaggio esclusivo di nessuno, ma il terreno comune sul quale è possibile costruire la comunione nel rispetto vicendevole. Occorre far crescere il consenso intorno ai valori fondamentali e condividerli con la maggioranza dei fratelli, siano essi credenti o non credenti.

LA FORMAZIONE DEI GIOVANI
Nella formazione dei giovani non si possono semplicemente trasmettere le verità  e i principi religiosi e morali, occorre aiutare i giovani a vivere nella complessità  della realtà , anche se ambigua e contraddittoria. È necessario condurre i giovani a scoprire i valori positivi che sono presenti, a condannare il male e a collaborare per la pace e la giustizia.

Educare le persone ad essere aperte

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Non dobbiamo avere paura di aprire le nostre porte, né temere il progresso culturale

*di don Gianfranco Calabrese*
Non esiste la persona fuori dal mondo
Se si mette al centro dell’evento educativo la persona e il suo sviluppo psico-fisico e spirituale, si deve avere una particolare attenzione all’educazione dell’adolescente e del giovane nell’ambiente e nel mondo che lo circonda e dentro il quale vive e agisce. È necessario educare e formare sempre la persona nella relazione con gli altri e con il mondo, con la creazione e con il cosmo. Una persona cresce se resta aperta di mente e di cuore, capace di stupirsi, di  osservare e di apprezzare  ciò che lo circonda e di godere della vita e della natura . Non dobbiamo avere paura di aprire le porte della nostre chiese, delle nostre sacrestie e delle  sale dove si svolgono le nostre riunioni , per educare a correre sulle strade del mondo, per far conoscere la creazione, l’umanità sofferente,  la bellezza e la musica della vita, per far ascoltare  i lamenti degli uomini che abitano il nostro meraviglioso e drammatico pianeta. Non si deve temere il progresso culturale, scientifico e tecnologico. Infatti non è la scienza che rovina l’uomo, ma  la sete di denaro, di potere e di dominio assoluto dell’uomo può macchiare la bellezza, la verità e la bontà delle sue opere . Infatti, è proprio nel cuore dell’uomo che albergano i più pericolosi sentimenti che possono rovinare la creazione : la cupidigia, la violenza, l’odio …

 

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Solo se si esce e si apre il cuore si può educare

Educare il cuore per migliorare lo sguardo

Non bisogna lasciarsi ingannare dalla falsa  e pericolosa illusione  che gli adolescenti devono essere protetti e custoditi dal mondo, perchè non si cresce nel chiuso di un laboratorio asettico, ma sulla strada. Ciò che vale non è allontanare, ma educare il cuore nella realtà e nella consapevolezza che solo nella lotta maturano le scelte e si formano le persone. È essenziale educare il cuore all’amore di Dio e del prossimo. Per questo uscire significa andare lungo la strada che scende da Gerusalemme a Gerico e non passare oltre, né dall’altra parte, perchè non si ha timore di incontrare il fratello che tende la mano o pone le vere domande della vita. Dio stesso non ha avuto paura di farsi pellegrino e viandante per rispondere alle sfide e alle domande di ogni uomo e piegarsi per ascoltare, ungere, curare, prendere su di sé e condurre nella locanda dove si può offrire un po’ di ospitalità e di conforto. Per far questo Egli ha pagato con il suo amore il prezzo dell’uscire e dell’accogliere gli altri come sono e non come dovrebbero essere. Quest’atteggiamento divino ci ha permesso di conoscere il cuore di Dio: avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Solo se si esce e si apre il cuore  all’altro si può manifestare, educare e rivelare la profondità dell’amore che abita il segreto del cuore di Dio e dei nostri ragazzi.

Uscire per incontrare gli uomini in Dio e Dio negli uomini

Uscire senza paura e con gioia dai nostri ripetitivi programmi sclerotizzati, dalle nostre sicurezze dogmatiche e dalla cultura del venire a riunione, serve a liberare gli adolescenti e i giovani dal timore degli altri e dei loro coetanei e serve a spezzare il circolo chiuso dei gruppi autoreferenziali e iper-protettivi. E’ necessario  stare in mezzo ai compagni a scuola, al lavoro, nello sport , nonostante la fatica delle  dipendenze che legano drammaticamente molti ragazzi  contemporanei. I cristiani non fuggono i problemi della vita, ma vivono la lotta per la liberazione come un cammino insieme sotto la guida di Cristo e del Vangelo e nella forza dello Spirito Santo. Gli animatori del gruppo degli adolescenti e dei giovani devono avere la testa in cielo e i piedi ben radicati sulla terra, se vogliono educare a divenire testimoni della risurrezione di Colui che ha dato la vita per la salvezza di tutti gli uomini. I discepoli del Signore non cercano la tranquillità della casa calda e protetta, ma la polvere della strada e il freddo del cammino. I cristiani non fuggono il mondo. Anche se non sono del mondo, cercano la libertà e la salvezza nel tempo Essi sono radicati nel mondo di Dio, nel suo amore, amano il mondo degli uomini e in Lui tutti coloro che la provvidenza pone sul cammino della vita.

Sapersi stupire, nonostante le difficoltà e la lotta

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ascolta la canzone Buon viaggio di Cesare Cremonini  https://www.youtube.com/watch?v=1pRPXIC4Vtk

L’animatore del gruppo deve essere il primo che sa stupirsi e gioire nella fatica della lotta e nelle difficoltà del mondo presente. In questo modo sarà capace di far scoprire ai ragazzi e ai giovani, con realismo e senza ingenuità, il bello, il buono e il vero  della  vita . Tutto è un dono di Dio. Egli semina nei solchi della storia i carismi e le meravigliose  possibilità  che possono rendere più bello l’ambiente che ci circonda e la fraternità umana. Lasciarsi guidare dalla vita degli adolescenti, senza pregiudizi e con fiducia, significa convertirsi e credere che le loro potenzialità potranno fiorire in quanto doni di Dio. La primavera dell’adolescenza e della giovinezza fa finire l’inverno e l’autunno di chi pensa che tutto è perso e che il freddo ha ucciso la vita e il bene. Se si esce dai nostri pregiudizi e si osserva la vita quotidiana, ci si accorge che ci sono, insieme ai segni della crisi,  i segni della speranza e del Cristo nella storia, che continua ad operare nel suo Spirito. L’animatore del gruppo adolescenti e giovani educa i ragazzi a guardare fuori dalle finestre della sala delle riunioni  e come il profeta a saper osservare il mandorlo fiorito: Geremia 1, 11-2. Occorre uscire per condividere la gioia della vita con coloro che sono credenti , con coloro che lottano per vivere e per credere e con coloro che non credono, ma cercano di amare. Tutti sull’unica carovana che tra le soste, le buche, le corse e le ricadute , viaggia verso la meta, che è uscire da noi per entrare nel cuore di Dio, alla fine del nostro stupendo viaggio.

SAPERSI STUPIRE
L’animatore deve essere il primo che sa stupirsi e gioire anche nella fatica e nelle difficoltà. A volte occorre lasciarsi guidare dalla vita degli adolescenti, senza pregiudizi e credere alle loro potenzialità, perché essi sono doni di Dio e in quanto tali possono fiorire quando meno ce lo aspettiamo. L’animatore dovrà insegnare anche ai ragazzi questa capacità di guardare fuori…

 

Quanta pazienza … E perchè?

patience*di don Gianfranco Calabrese*

La ragione della pazienza educativa

Una condizione fondamentale che deve caratterizzare l’animatore del gruppo degli adolescenti è la Pazienza . Si tratta di una virtù spontanea e naturale ma è anche il frutto di un lungo esercizio di preghiera e di crescita, di maturazione umana e cristiana. Infatti Continua a leggere “Quanta pazienza … E perchè?”

Educare alle vere relazioni nel gruppo

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Cristo Gesù è il centro, il cuore e il senso di ogni azione missionaria della Chiesa

*di don Gianfranco Calabrese*

Legati a Cristo e ai fratelli
Non bisogna mai dimenticare un principio fondamentale che caratterizza l’annuncio e l’evangelizzazione, valido per qualsiasi gruppo di persone  e per tutti gli ambiti di vita: Cristo Gesù è il centro, il cuore e il senso di ogni azione missionaria della Chiesa. È fondamentale non perdere di vista questa verità. Direi che questa è l’unica Verità. Se gli animatori della pastorale giovanile  avranno presente questo principio, nella programmazione e nell’attuazione di ogni attività, riusciranno a superare il rischio della ricerca del risultato immediato, dell’eccessivo attivismo, della preoccupazione per aspetti assolutamente secondari, delle  ansie dell’iperattività o del pessimismo frutto di  una falsa spiritualità che conduce al disimpegno e alla pigrizia. Incontrare Gesù significa educare al gusto sapiente della verità, della bellezza e della verità. Essere legati a Cristo rende liberi da ogni legame e da ogni idolatria, da ogni condizionamento che impedisce di correre verso il bene, di assaporare la bontà della vita e farsi riscaldare dal sole caldo della verità, che risplende in ogni realtà, nella creazione e nell’umanità. Il legame con Cristo non abbassa ma eleva. Quando si sale sulla mongolfiera, si è legati a tutto, ma si sale sopra tutto. Cristo è la nostra libertà liberante, la nostra verità illuminate, la bontà che ci rende buoni e benevoli.

 

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Il legame con Cristo fa crescere e unisce agli altri

Legati a Gesù, il Messia e il Cristo, per essere dono
Nessuna relazione umana può essere totalmente slegata dall’interesse, dalla ricerca del consenso e dal bisogno della risposta. Solo Cristo ci lega a sé senza chiedere nulla per sé. Con le nostre  attività dobbiamo riuscire a trasmettere questa verità profonda: non esiste nessuna legge che obbliga o lega al dovere, ma tutto è  dono, grazia, libertà di rispondere per il proprio Bene. L’uomo che diventa discepolo del Signore, che obbedisce al Padre e vive nel dono dell’Amore, dello Spirito Santo, non rende più buono Dio, né più benevolo il Padre, ma lui stesso diventa più buono, più vero e più bello. Il legame con Cristo fa bene. Fare il bene, fa bene! Tutto è un dono meraviglioso: l’amicizia con Gesù, diventare figli di Dio, entrare nel gruppo dei discepoli del Signore, nella Chiesa e nel regno di Dio. Questi doni fanno crescere la nostra umanità, ci rendono più liberi, ci sciolgono dai legami che ci rendono schiavi di noi stessi e dagli altri. Con i doni di Dio possiamo volare legati al filo rosso del suo Amore infinito. È l’amore di Dio, la vita di Dio, dono della Pasqua di Cristo, che ci permette di vivere e respirare nel mondo senza essere contaminati dallo smog delle tentazioni e dei peccati, che sono i veri lacci che ci legano. Il suo Amore è il vero legame che ci permette di salire in cordata verso le alte vette senza rischiare di precipitare nei crepacci o di cadere mentre scaliamo la montagna della nostra gioia, della nostra beatitudine, della realizzazione di noi stessi e della comunione con gli altri. Questa è la sfida alla quale è chiamata la pastorale con e per gli adolescenti, con e per i giovani: inventare la melodia dell’amore e della fede sulle note del dono, della grazia, della misericordia, della libertà, della gratuità, della responsabilità e della comunione.

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Tutto è un dono meraviglioso. Fare il bene fa bene!

Servire i fratelli, impegnarsi per il bene del prossimo, pregare e celebrare il giorno del Signore, sacrificare la propria vita, non sono obblighi, ma bisogni e necessità che nascono e fioriscono come gli alberi in primavera in virtù del sole e del calore dell’Amore. È il dono dell’Amore che feconda e attrae il cuore dell’uomo, lo rende capace di essere nella libertà come deve essere: generati nel dono e nella testimonianza di Cristo. Stare con gli altri significa camminare legati in cordata. Questa è l’unica condizione per vivere e per non morire, per camminare e per raggiungere, anche con fatica, la meta: la felicità.

 

Essere attratti dall’Amore
Per riuscire a far cogliere l’importanza del legame tra Gesù e la vita del ragazzo, l’animatore deve lasciarsi attrarre dalla persona di Gesù, dalla sua vita e dalla sua Parola,  e dalla persona e dalla vita dei ragazzi che è chiamato ad accompagnare e servire. È necessario conoscere, amare, apprezzare la vita dei ragazzi così come è, non come si vuole o si ritiene che debba essere. Allo stesso modo, è fondamentale conoscere, contemplare e amare la vita di Gesù così come è, non come si vuole o si ritiene che debba essere. Non si può essere innamorati di idee astratte, ma della realtà concreta, dell’altro e dell’Altro, senza false illusioni e senza pericolose delusioni. È la realtà il ponte che conduce Dio all’uomo e l’uomo a Dio. L’animatore deve servire la storia e far risplendere in essa ciò che c’è di bello, di buono e di vero, ciò che è stato seminato nei solchi e nella realtà del tempo.

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QUESTIONI DI CRESCITA Un gruppo cresce nella propria identità se ciascun ragazzo riesce, con l’aiuto dell’animatore, a creare un proprio personale rapporto con Cristo e contemporaneamente con ciascun componente del gruppo. Nella fede cristiana si non si può mai separare Dio dai fratelli e i fratelli da Dio: è questa la sfida dell’evangelizzazione.

In questo modo le riunioni non diventeranno una fuga ideologica, né un laboratorio asettico, ma il luogo dell’esperienza, del dialogo e del confronto tra la verità di Cristo e la verità dell’uomo. Senza questo realismo, che nasce dall’amore e dalla verità dell’altro e di Cristo, non si migliorano i legami e le relazioni tra le persone e con la persona di Gesù. Si costruiscono il gruppo e la fede sulle  false pretese degli adulti. Non si introduce la vita dei ragazzi nella vita di Dio e la vita di Dio nella storia degli uomini. Non si aiutano i ragazzi e i giovani a vivere il messaggio di Gesù nella quotidianità. Per evitare questi pericoli è necessario essere attratti da Gesù, dal suo Vangelo, dal ragazzo e dalla sua vita. Per organizzare riunioni interessati e programmare esperienze coinvolgenti,  non bisogna fissarsi sulla nostra idea di Dio, sul nostro programma, sulla nostra tabella di marcia e sui nostri risultati, ma tenere conto della realtà della storia e del progetto di Dio.

In questo modo è possibile creare legami significativi e veri tra i ragazzi. Questo avviene per la comune scelta di fede, per l’amicizia condivisa con Gesù e con il suo messaggio di Amore e di Pace.  Un gruppo cresce nella propria identità se ciascun ragazzo riesce, con l’aiuto dell’animatore, a creare un proprio personale rapporto con Cristo e contemporaneamente con ciascun componente del gruppo. Tutto questo è frutto dell’amore di Dio e del prossimo. Nella fede cristiana si non si può mai separare Dio dai fratelli e i fratelli da Dio, come ci ha rivelato Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. La sfida della nuova evangelizzazione si vince se si riscopre Cristo nel dono dello Spirito Santo : il Vangelo del Dio Vivente.

 

 

Senza ascoltarsi non funziona niente

Good-ListenerFare, fare… e ancora fare: ma che cosa fare?

Gli animatori che operano nell’ambito della pastorale giovanile, soprattutto con gli adolescenti, rischiano di sottovalutare, nella programmazione degli itinerari di formazione e di animazione, l’attenzione all’ascolto di se stessi, dei ragazzi e dell’ambiente. Non è Continua a leggere “Senza ascoltarsi non funziona niente”

L’educazione alla fede? Cambia la vita!

calabrese2La fede non è un insieme di verità astratte, è un dono che cambia la vita
La pastorale giovanile, come percorso di educazione alla fede nella comunità dei credenti, ha come finalità l’incontro con la persona di Gesù Cristo, uomo e Dio. Quest’incontro permette l’iniziazione permanente dei discepoli alla vita cristiana e conduce alla Continua a leggere “L’educazione alla fede? Cambia la vita!”