Sentieri N14

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SentieriN13

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Sentieri di libertà

shutterstock_58453813 _opt*di don Walter Ruspi* Il cammino della parola Libertà, parola nuova, che si sviluppa nel cristianesimo nel confronto con la cultura greca e romana, che conosce la necessità (anagkè) e il destino (moira), e vede l’uomo libero se non di-pende da alcun padrone. Sul piano morale il pensiero socra-tico faceva consistere la libertà nel “fare ciò che è meglio” o nell’essere capace di scegliere (Aristotele).
Paolo la reinterpreta come “prospettiva di salvezza”, “sentiero, percorso”, che parte dall’azione di Dio che libera e ci porta a di-venire “liberi”. L’azione liberante di Dio La Bibbia non propone un concetto astratto di libertà, ma attesta nei suoi scritti l’azione liberatrice di Dio, come un intervento di liberazione per l’uomo, come un atto di potenza, per il quale non c’è alcun corrispettivo da parte dell’uomo.
Fa’ nascere il popolo d’Israele: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’E-gitto, dalla condizione di schiavitù” (Es 20,2).
Fa’ parte del memoriale: “Ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha riscattato” (Deut 15,15).  Fonda la prospettiva di salvezza del popolo come liberazione definitiva dell’ultimo giorno: “Ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con esultanza; felicità perenne sarà sul loro capo, giubilo e felicità li seguiranno, svaniranno afflizioni e sospiri. Io, io sono il vostro consolatore” (Is 51, 11-12). Dio continua la sua azione liberatrice con la venuta del Regno, libero dono di Dio nella vita, morte e risurrezione di Gesù.

freedom_optE’ un piano di salvezza universale rivelato in Gesù, che fa’ entra-re gli uomini in comunione con Lui: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo… In lui ci ha scelti … per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà … In lui, mediante il suo sangue, ab-biamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia” (Ef 1, 3-14). La libertà è un dono di Cristo: “Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non la-sciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5, 1).

E’ un dono gratuito che affranca l’uomo da tutte le potenze, compresa quella della morte: “La legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. … Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. 15 E voi non avete ricevuto
uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!” (Rom 8ss).
shutterstock_57613492 _optLa liberazione dell’uomo La libertà dell’uomo è un affrancamento dalla schiavitù e dalla prigionia. Nello stesso contesto sociale dovrà essere osservata la norma della remissione, che dovrà essere celebrata alla fine di ogni sette anni: “Se un tuo fratello ebreo o una ebrea si vende a te, ti servirà per sei anni, ma il settimo lo lascerai andare via
da te libero. 1Quando lo lascerai andare via da te libero, non lo rimanderai a mani vuote”. (Deut 15,12).
Paolo descrive la libertà in Cristo come un traguardo universale, un bene escatologico, dono gratuito, che si concretizza come libertà dal peccato e dalla potenza della morte, per mezzo del battesimo: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del
Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio
che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato” (Rom 6, 4-6). Liberato da Cristo, il cristiano riceve lo Spirito nella fede e diventa un uomo libero, poiché compie la volontà di Dio: ”Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi,…perché in Cristo Gesù…noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito” (Gal 3, 13-14).
La vita cristiana nella liturgia della Chiesa è un percorso verso la libertà. L’azione liberante di Cristo accompagna
la vita della Chiesa in tutto il suo percorso storico, fino al compimento definitivo. Questa azione si compie in modo
particolare nell’azione liturgica. Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione sulla Liturgia, afferma:
“La liturgia mediante la quale, specialmente nel divino sacrificio dell’eucaristia, «si attua l’opera della nostra redenzione», contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero
di Cristo… In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa per farne un tempio santo nel Signore, un’abitazione di Dio nello Spirito, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo , nello stesso
tempo e in modo mirabile fortifica le loro energie perché possano predicare il Cristo” (SC 2).
shutterstock_80335840 _optE’ proprio dell’azione della Chiesa adempiere al mandato di Cristo che ha inviato gli apostoli non solo ad “annunciare che il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati dal potere di Satana e dalla morte e ci ha trasferiti nel regno del Padre, bensì dovevano anche attuare l’opera di salvezza che annunziavano, mediante il sacrificio e i
sacramenti attorno ai quali gravita tutta la vita liturgica” . Così, mediante il battesimo, gli uomini vengono inseriti nel mistero pasquale di Cristo: con lui morti, sepolti e risuscitati, ricevono lo Spirito dei figli adottivi, «che ci fa esclamare: Abba, Padre» (Rm 8,15), e diventano quei veri adoratori che il Padre ricerca. Allo stesso modo, ogni volta
che essi mangiano la cena del Signore, ne proclamano la morte fino a quando egli verrà. Perciò, proprio nel giorno di Pentecoste, che segnò la manifestazione della Chiesa al mondo, «quelli che accolsero la parola di Pietro furono battezzati» ed erano «assidui all’insegnamento degli apostoli, alla comunione fraterna nella frazione del
pane e alla preghiera… lodando insieme Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo» (At 2,41-42,47).
Da allora la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo «in tutte le Scritture ciò che lo riguardava» (Lc 24,27), celebrando l’eucaristia, nella quale «vengono resi presenti la vittoria
e il trionfo della sua morte» e rendendo grazie «a Dio per il suo dono ineffabile» (2 Cor 9,15) nel Cristo Gesù, «a lode della sua gloria» (Ef 1,12), per virtù dello Spirito Santo (SC 6).
I passi di libertà sui sentieri della liturgia Questo ricco passo della Costituzione liturgica del Vaticano II indica distintamente i sentieri di liberazione che il cristiano trova nella Chiesa per giungere alla piena libertà in Cristo.
shutterstock_105822167_optIl battesimo, che ci fa figli adottivi di Dio, e strettamente legato ad esso il sacramento della riconciliazione che rinnova, rivivifica la vita battesimale; ma in modo particolare è la celebrazione eucaristica che fa’ di noi un
solo Corpo con Gesù e ci dona lo Spirito dell’amore di Dio, la forza della testimonianza, il calore della fraternità.

ESSERE LIBERI
Siamo fatti per essere liberi e la nostra fede ci rende uomini e donne liberi e liberati. È Cristo colui che ci ha resi liberi. Il battesimo, il sacramento della riconciliazione insieme alla celebrazione eucaristica fanno di noi un solo Corpo con Gesù e ci donano la forza della testimonianza.

SCHEDA DI PRONTO INTERVENTO
[CHI]AMATI PER CUSTODIRE LA LIBERTÀ
*di don Rosario Rosarno*
Libertà. Desiderio e voglia di. Paura e spettro. Emozioni, sentimenti, azioni e pensieri. E poi: canzoni, ricerche,
test, opinioni, capolavori di letteratura, pezzi teatrali e film. La libertà è una musa ispiratrice, un obiettivo da raggiungere, una mèta da conquistare, uno stato d’animo che provoca felicità o vuoto depressivo. Facciamo così, torniamo indietro di uno – anzi due passi. Tanti passi quanti sono quelli dell’uomo e della donna sulla terra. Si, avete
capito, proprio lì in quel giardino dove tutto ha avuto inizio. No, tranquilli, non voglio buttarmi nel vortice della disputa tra creazionismo o evoluzionismo. Prendete invece Genesi 2. Al versetto 15 il testo sacro dice:
‘Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse’ e aggiunge al versetto 18: ‘Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile’. Da questi due versetti ricaviamo
l’origine della bellezza, ma anche della grande responsabilità dell’uomo: coltivare e custodire la libertà data da Dio
ma non da solo, bensì insieme. Non so cosa sia più difficile, se custodire la libertà o addirittura farlo insieme.
Ecco qui un possibile risvolto pratico nel lancio di un’attività sulla libertà per i tuoi ragazzi:

You can finally see it crystal-clear, but you still feel the same. That’s not what you want to be! Uooho oh oh
You can finally see it
crystal-clear, but you
still feel the same.
That’s not what you
want to be!
Uooho oh oh

1 – farli giocare/lavorare sulla custodia di un bene grande come la libertà (forse il più grande?) che non è stata da loro conquistata ma a loro
donata gratuitamente (forse è proprio per questo che non ci piace la libertà, perché non siamo stati noi a conquistarla ma l’abbiamo ricevuta);

2 – farli impegnare / riflettere su quanto sia difficile lavorare insieme per custodire la libertà (è forse compresa
la libertà d’opinione nella custodia della libertà?). Hai mai pensato ad una caccia al tesoro in cui il tesoro è la chiave per chiudere una gabbia nella quale non fare entrare nessuno? Tre o più gruppi che, pur gareggiando per squadra nelle singole prove, potranno ottenere il ‘tesoro’ finale solo lavorando insieme (ma non glielo dire prima). Obbiettivo è scoprire che siamo già liberi e con le nostre azioni, i nostri pensieri e la nostra preghiera ci impegniamo a ‘stare alla larga’ da quella “gabbia per non rientrarvi più, dopo che Gesù ci ha liberato”. Ecco cosa significa custodire. Ma chi custodirà meglio la chiave per non far chiudere nessuno in gabbia? Meglio un singolo o la comunità? (magari lasciarsi con questa domanda) Come questa, le attività possono essere molteplici, per questo qui ci limitiamo ad offrire qualche spunto pratico.
Ma – riprendendo la riflessione di don Walter Ruspi – è possibile addirittura rileggere il binomio custodire – insieme
all’interno della Liturgia Eucaristica, ossia della Messa. Se poi vuoi anche inserire una musica adatta per il gioco/attività puoi usare Everytime dei The Kolors. In fondo, puoi anche conquistare la libertà ma…You can finally
see it crystal-clear, but you still feel the same. That’s not what you want to be! Uooho oh oh

Buon lavoro a te e al gruppo adolescenti che accompagni verso…la libertà.

 

Tutti pazzi per Strangers Things

wp1839580_opt*di Luca Paolini* Strangers Things è sicuramente la serie cult del momento almeno tra gli adolescenti. E’ stata da poco pubblicata su Netflix la seconda stagione nella quale la storia di “Undici” e dei suoi amici prosegue tenendo alta la tensione fino alla fine delle puntate. Ma di cosa si tratta e perché parlarne in una rivista di educatori. Per prima cosa il fatto stesso che tutti o quasi gli adolescenti la guardino ci impone quantomeno di sapere di che cosa parli e a grandi linee conoscerne i pregi e i difetti. La serie vietata ai minori di 14 anni per la forza di alcune scene, si svolge negli anni ’80 in un paesino fittizio dell’Indiana, Hawkins, dove un ragazzino scompare e al suo posto compare invece una ragazzina più o meno coetanea che possiede poteri extrasensoriali, muove gli oggetti, entra in contatto con le persone a distanza. La ragazzina si chiama, o meglio viene chiamata “Undici” dal numero che ha tatuato su un braccio: si viene in seguito a sapere che da piccola era stata sottoposta ad esperimenti scientifici che hanno sviluppato i suoi attuali poteri. Il numero tatuato sul braccio ci riporta però alla mente i campi di concentramento nazisti e gli esperimenti che il dott. Mengele portava avanti sui bambini alla ricerca di una purezza della razza. I poteri di Undici frutto di questi esperimenti, finiscono accidentalmente per aprire un portale per il “sottosopra” che gli sceneggiatori avevano chiamato in origine “inferno”, dal quale nelle due stagioni escono di volta

Gli amici lottano per aiutarsi a vicenda
Gli amici lottano per
aiutarsi a vicenda

in volta creature spaventose. I cinque amici che nella seconda stagione diventano 6 in nome di una amicizia che emerge con forza in tutte e due le serie, lottano per aiutarsi a vicenda e sconfiggere queste creature. Ma perché questa serie è diventata così presto un successo planetario, tanto che Netflix le ha anche dedicato un “Oltre Strangers Things”, una serie di puntate dove i giovani attori vengono intervistati e accompagnano così la lettura dei telefilm? Il successo è dovuto ad un mix di fattori sicuramente, innanzitutto l’alone di mistero che accompagna entrambe le stagioni, il clima quasi da horror anche se si horror non si tratta perché le scene sono molto edulcorate, forse per renderlo proprio adatto ad un pubblico di adolescenti. Ma la forza di questa serie sta forse nel legame che si instaura tra i giovani protagonisti come dice uno di loro nella prima stagione:

Un amico è qualcuno per cui faresti tutto, gli presti le cose fighe che hai, tipo fumetti e figurine. E mantiene sempre le promesse. Soprattutto se fatte con lo sputo. Una promessa con lo sputo significa che non tradisci mai la parola data. È un vincolo.

 

E ancora di fronte ai fatti sconvolgenti che accadono loro: Se stiamo diventando pazzi, allora diventiamo pazzi insieme.

landscape-1486986380-s_optLo si capisce bene anche nella seconda stagione che ha come refrain la frase “Gli amici non mentono”, che di tanto in tanto ricorda ai telespettatori che l’amicizia non è fatta di bugie e sotterfugi anche se spesso questo avviene a minare la solidità dei loro rapporti. Ma che cosa emerge inoltre da questa serie e che fa molto pensare: l’assenza della famiglia. A parte la mamma di Will che lotta per riavere suo figlio libero dal potere del “sottosopra”, il resto delle famiglie risultano assenti, prese dalle loro manie quotidiane (i gatti, le cure di bellezza ecc…) se non addirittura violente. La famiglia non esiste e forse gli sceneggiatori hanno voluto di proposito lasciare questi ragazzi soli alle prese con un mondo che gli adulti non conosceranno mai, proprio per fare presa su un pubblico giovanile. La forza che sprigiona dalla serie e fa breccia nel mondo degli adolescenti è dunque la solidarietà tra pari, in un momento della vita in cui cominciano i primi problemi in famiglia, quando si sente che gli amici cominciano a diventare qualcosa di fondamentale, specie appunto se la famiglia alle proprie spalle non esiste. Un argomento sul quale si può riflettere anche con i ragazzi nei gruppi e che forse proprio partendo da questa serie così vicina a loro può suscitare dibattiti e interrogativi importanti per la loro crescita umana anche spirituale.

LA FORZA STA CON IL GRUPPO
Una serie tra horror, misteri e legami tra adolescenti che tiene con gli occhi incollati agli schermi televisivi i nostri ragazzi. Una serie dove gli adulti praticamente non ci sono e il gruppo degli amici diventa il luogo più importante per gli affetti e la crescita personale. Tanti argomenti da poter trattare e su cui riflettere.

gennaio 2018

 

 

 

 

 

 

Noi siamo infinito

9788873396819_0_0_2132_opt*a cura di Luigi Cioni* Nel 1999 è stato pubblicato un romanzo che ai tempi appariva destinato ad un pubblico giovanile e distratto, pronto ad assumere solo le dimensioni emozionali del racconto e capace solo di rinverdire i pruriti dell’adolescenza.
Alla prova dei fatti la storia di questa narrazione è stata diversa pur senza tradire le promesse pregresse. Il romanzo si intitolava “Ragazzo da parete”, autore Stephen Chbosky. Dal romanzo l’autore stesso ha tratto prima una sceneggiatura e poi un film, a cui in Italia è stato dato il titolo “Noi siamo infinito”;  con questo stesso titolo poi il
romanzo è stato ripubblicato perdendo tutte le suggestioni originarie. Il “ragazzo da parete” suggerisce infatti due ipotesi contrastanti: da una parte quella descritta esplicitamente nel libro: la tappezzeria. Un ragazzo che fa tappezzeria è una persona che appare insignificante, che non aggiunge nulla alla serata con gli amici; è utile solo per decorazione. D’altro canto però, sulla parete si appendono anche i quadri, un qualcosa di particolarmente bello da mostrare, che certamente decorano, ma impreziosiscono anche la casa, la rendono bella, per certi versi le conferiscono la sua specificità. Ecco, Charlie, il protagonista è tutto questo; apparentemente solo tappezzeria remissiva, ma nasconde, nelle pieghe del tessuto, preziosità insospettabili. Capace di sentimenti alti, di sofferenze
indicibili (quelle tipiche dell’adolescenza), a cui rischia anche di soccombere, anche a causa di un’esperienza rimossa
di violenza familiare.

Noi siamo infinito, non perché ciascuno di noi sia capace di superare sempre i nostri limiti, ma perché siamo più di noi stessi, siamo essere-per, siamo essere con; un’immagine di un Dio che ci ha chiesti di diventare sempre più a Lui somiglianti. A Lui, non un Dio uno, ma un Dio comunità di amore.
Noi siamo infinito,
non perché ciascuno
di noi sia capace di
superare sempre i nostri
limiti, ma perché siamo
più di noi stessi, siamo
essere-per, siamo essere
con; un’immagine di un
Dio che ci ha chiesti di
diventare sempre più a
Lui somiglianti. A Lui,
non un Dio uno, ma un
Dio comunità di amore.

In realtà vive in una famiglia piena di affetto, nella luce riflessa di un fratello maggiore, grande sportivo, vivendo una religione tradizionale molto presente, non formale, sentita anche autenticamente dai figli stessi, ma praticata
con delle libertà tipiche di questo mondo incoerente. Entra in gruppo di amici, più grandi, anche loro problematici
e per certi versi ai margini; si innamora perdutamente, e senza mai osare confessarlo nemmeno a se stesso fino alla fine, di una ragazza più grande a cui si accontenta di “dare ripetizioni“ di matematica aiutandola ad entrare al college, ma facendole trovare fiducia in se stessa; frequenta il fratellastro di lei, omosessuale che accoglie con sincera amicizia schierandosi dalla sua parte anche nelle difficoltà tipiche del razzismo attuale; vive con sincera partecipazione le lezioni del professore di letteratura da cui spera di imparare tutto, volendo diventare a sua volta uno scrittore. Un mondo complesso, fatto di bellezza e sofferenza, di amicizia e tradimenti, in cui sembra che solo i protagonisti (o pochi altri) sappiano vivere sentimenti autentici, mentre tutti intorno sopravvivono nella mediocrità
della accettazione rituale dei propri ruoli e delle proprie maschere. Tutto il film oscilla come un pendolo tra due frasi (una pronunciata due volte all’interno della storia): “Noi tutti accettiamo l’amore che pensiamo di meritare” e l’altra, posta alla fine del film e che ne costituisce apparentemente il messaggio fondamentale: “Qui, adesso questo
sta succedendo. Io sono qui e sto guardando lei, ed è bellissima!

Ora lo vedo, il momento in cui sai di non essere una storia triste… E senti quella canzone, su quella strada, con quelle persone a cui vuoi più bene al mondo. E in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito!” Due frasi che mi piace analizzare dal punto di vista quasi esclusivamente grammaticale: sono due frasi che non banalmente si presentano con un soggetto plurale, il NOI che accomuna in un certo senso, se non l’intero genere umano, almeno una  Generazione, sempre piena di difficoltà come l’adolescenza, ma che in questo momento storico soffre particolarmente di mancanza di maestri, di mancanza del desiderio di avere maestri, di mancanza di prospettive e di mancanza del desiderio di avere prospettive. Abbiamo già analizzato su queste pagine come l’esclusivo  The-Perks-of-Being-a-W_optautocentramento sull’io non porti ad una crescita equilibrata, abbiamo già visto come solo la dimensione della relazione ci renda capaci di andare oltre la somma degli individui, per la fondazione di un NOI autentico. Abbiamo
già compreso come solo la relazione con l’altro ci renda capaci di un autentico superamento del sé autarchico e narcisistico; in una parola ci renda capaci di trascendenza, di accogliere ciò che ci viene come dono e desiderosi
di restituzione di un dono autentico come solo la persona autentica ed integrale può essere.

Noi accettiamo l’amore che pensiamo di meritare, generalmente molto meno di quello a cui ciascuno di noi avrebbe diritto, perché guardiamo solo al nostro essere e non al mondo che vive all’interno della vita degli altri.

IL SENSO DEL NOI
In questa epoca storica dove mancano maestri e prospettive, la dimensione relazionale diventa la strada da seguire per salvarsi. Uscire dall’individualismo alla riscoperta delle relazioni e aprirsi agli altri è il filo che può condurre
anche a dio.

Giovani, belli e poi..?

vescovo presso gli sta_optOggi si sta affermando una nuova “religione” civile la quale come tutte le religioni ha i suoi “comandamenti”. Essi come nell’Induismo o in tante religioni animiste, non sono scritti e codificati ma ben presenti, tramandati e soprattutto rispettati.

Vediamoli:

1. Cura il tuo corpo: non può mancare la palestra o la piscina o la danza. I capelli vanno curati. Un piercing è di tendenza se poi è sulla lingua…..l’estetista è ormai una indispensabile consigliera per migliorare il proprio look. Nella società dell’immagine come quale messaggio dà il mio corpo?

2. Scrupolosi nel cibo: qualità ottima, quantità limitata, piacere sommo.

3. Il denaro è indispensabile: da esso e con esso puoi soddisfare i tuoi desideri

4. Geloso del mio ragazzo/a naturalmente sin tanto che non mi innamoro di un altro più carino/a di lui con il quale sto meglio.

5. Attento al sesso, è un piacere da ricercarsi e da non perdersi, è una cosa naturale; se poi viene un bambino, c’è sempre l’aborto o meglio la pillola del giorno dopo. Tanto la vita altrui cosa vale?

6. Drogatelli con moderazione, spinello si…coca no o meglio solo un pochino !

7. L’alcool è tuo amico, basta non farsi beccare dalla polizia altrimenti addio patente e quante rogne, per il resto c’è l’assicurazione ….tanto la vita altrui cosa vale?

8. Vivi alla grande nel mondo virtuale, la finzione diventa realtà (reality show) .

9. Tolleranti verso tutti e tutto, sin tanto però che non mi creano problemi, fastidio, pericolo. No alle pena di morte in America e in Cina, si all’uccisIone del ladro che deruba una gioielleria e soprattutto se entra in casa mia.

10. Devoti verso dio, frutto del proprio io, ovvero come ognuno se lo immagina, costruito dalla propria soggettività che condanna solo quello che condanna la televisione che approva quello che approva o sostiene la televisione e tutti gli altri media.

Si diffonde così una cultura della strumentalizzazione del corpo proprio e dell’altro come oggetto separato rispetto ai sentimenti della persona.

L’individuo viene spezzettato attraverso una visione erronea della persona umana, che è invece un unicum fra corpo ed emozioni. Il pericolo crescente è quello del diffondersi di comportamenti che non rispettano più l’interiorità dell’altro e i suoi sentimenti. Ciò è tanto più vero se si pensa che i giovani percepiscono sempre più questa concezione come un insieme di norme alle quali conformarsi. L’industria pornografica diventa un vettore di nuove norme e detta i nuovi dieci comandamenti che lo rendono imbelle alle grandi cose e curvo nell’attimo sfuggente. A questo punto occorre domandarsi: prigionieri del piacere o liberi per amare?

 

Libertà è frutto di una conquista quotidiana che si chiama educazione.

Educare significa fare in modo che i giovani possano divenire uomini e donne liberi, dunque capaci di scegliere ciò che corrisponde al loro bene. Ma debbono quindi sapere, conoscere, sperimentare il bene per poi ricercarlo. Occorre quindi giovani capaci di esplorare, di andare oltre, di saper osare oltre l’ovvio e di saper scoprire la bellezza di amare e di essere soltanto amore, l’amore quanto è vero è per sua natura liberante. L’Amore è libertà.

Nel contesto odierno, occorre moltiplicare gli sforzi per aiutare i giovani a entrare uscire dalla curva del piacere per imparare a saper entrare in relazione con gli altri sul piano personale ed avere il coraggio per confrontarsi con le grandi questioni divoranti:

–          cosa significa divenire un uomo e una donna?

–          qual è il senso della vita?

E divenuti ricercatori del vero e del bene affrontare la questione delle questioni:

–          Cosa significa amare?

–          Cosa vuol dire vivere da uomini liberi?

LIBERI LIBERO…O FORSE NO?
Cosa significa crescere? Diventare uomini e donne adulti? Cosa significa Amare? I giovani di oggi sono prede di nuovi “comandamenti”, dettati dalla TV dai social, dai coetanei, e restano prigionieri di una falsa libertà.
L’Amore è liberante di per sé, se riuscissimo a far capire questo ai nostri ragazzi non ci sarebbe bisogno per loro di seguire falsi educatori e stili di vita bugiardi.

gennaio 2018

La storia di Gianluca Firetti

gianlucafiretti_opt*di don Federico Mancusi*
Nella mia ricerca di giovani santi mi sono imbattuto in una frase, che come giovane sacerdote mi ha fortemente incuriosito e colpito in profondità. L’articolo era intitolato: “Sono prete, ma Gian mi ha convertito!”. Un articolo che
racconta l’esperienza del rapporto di un sacerdote con un giovane ventenne perito agrario e calciatore di Cremona Gianluca Firetti, che ha reso la malattia una via per la gioia. Può un sacerdote esser convertito da un ragazzo malato? Accogliamo questa esperienza unica, facendoci aiutare da quel sacerdote, Don Marco.
«L’incontro con lui mi ha fatto solo bene. Le due esperienze, la sua di giovane che soffriva senza disperazione e la mia, di credente che tentava di capire, sono diventate una sola. Davanti alla fede di Gian mi sono sentito più volte microscopico. Lui giovane e saggio, malato con un cuore sano che riusciva ad amare tutti, sbilanciato sugli altri da ripetere, a ciascuno, per ogni piccola attenzione: «Grazie»; Gian era disarmante. Proprio come il Vangelo. Incontrarlo, ascoltarlo, pregare con lui era come sfogliare un “Vangelo aperto”. Le sue parole e le sue mani, quando mi sfioravano, il suo abbraccio Dalla cattedra del suo letto, a casa, insegnava semplicemente col suo esserci, in un silenzio pensieroso e mai triste, con la sua preghiera raccolta, i suoi occhi che “ti leggevano dentro” davanti ai quali, specchio di una vita limpida non potevi presentarti con cortecce, cappotti o maschere difensive. Non puntava il dito, non si lamentava di coloro che non andavano a trovarlo e non invidiava coloro che stavano meglio di lui.

Il miracolo vero è stato comprendere il “perché” di quella condizione così umanamente infelice per lui e per la sua famiglia e leggerla con gli occhi della fede.
Il miracolo vero è stato
comprendere il “perché”
di quella condizione così
umanamente infelice per lui e
per la sua famiglia e leggerla
con gli occhi della fede.

Gian chiedeva conversione in entrata e in uscita. In entrata perché la sua presenza provocava fortemente. In uscita Gian era trasformante. Sofferente, immobile, morfina 24 su 24, a pochi giorni dalla morte sapeva augurare, raccogliendo tutte le sue forze: «Buona domenica». Gioiva per le visite dei suoi amici e diceva a ciascuno: «Mi raccomando, non sprecare la vita, fa il bravo, studia perché io farei cambio e studierei 500 pagine piuttosto di soffrire».
La sua vita era diventata un’offerta, un «sacrificio vivente, santo e gradito a Dio». Non perché Dio volesse la sua sofferenza, ma perché, come aveva detto nell’ultima domenica: «Dio mi ha posto sulle spalle una bella croce… No, è la malattia che è pesante, Dio non c’entra proprio nulla». Invece Dio c’entrava, eccome. Dio entrava e usciva da
ogni poro della sua pelle; era diventato, una fonte di energia e di luce. Per tutti, familiari, amici, preti, volontari, personale dell’ospedale, mondo sportivo, famiglie, giovani e adulti, anziani e malati. La sua casa un piccolo
porto di mare. Quando suonava il campanello: «Avanti», diceva dal divano, «il bar è sempre aperto!».
Condividere è stato il segreto della sua santità. Faceva entrare tutti in lui. Dio, anzitutto. Si apriva, si sentiva trasportato dalla preghiera e dall’amicizia di tanti, anche di chi non conosceva, ma sentiva così vicini, dentro di lui. È
riuscito, da tutti – me per primo – a estrarre il meglio perché lui è diventato il migliore, intuendo il centro e
lo scopo della vita. In fondo come disse a suo fratello Federico, noi siamo fatti per il cielo. Per sempre. Per l’eternità.
Gianluca muore all’ospedale di Cremona il 30 Gennaio 2015, lasciando al mondo una delle più belle testimonianze di fede e di fiducia in Dio. Il miracolo degli ultimi mesi della sua malattia non è stato quello della guarigione. Forse questo sarebbe stato più eclatante. Il miracolo vero è stato comprendere il “perché” di quella condizione così umanamente infelice per lui e per la sua famiglia e leggerla con gli occhi della fede. Gian è cresciuto e ha fatto crescere. Aveva fede e l’ha fatta tornare agli altri. Era uomo di comunione e desiderava che ci si amasse. E lo diceva, lo scriveva su WhatsApp, lo manifestava. A soli vent’anni ha dimostrato che si può essere abitati da Dio e dagli uomini. La sua storia parla annuncia come “croce, dolore, morte” non siano parole d’infinita tristezza, ma le porte della speranza e della vita. Gianluca è vivo, in Cristo e in noi e continua a dirci che l’ultima parola è l’amore.
Grazie per la tua testimonianza e per quello che ora farai dal cielo per tutti gli educatori e i giovani.»

A.D. La Bibbia continua. La nascita della Chiesa in una serie avvincente

A_D_La-Bibbia-continua_opt*di Luca Paolini* La particolarità di questa serie, a differenza delle fiction italiane, è quella di catturare subito l’attenzione dei ragazzi, abituati ormai alla suspense e alle trame avvincenti. La fine di ogni episodio lascia sempre la porta aperta al nuovo,
cosicché è facile che i ragazzi si appassionino alla sua visione. Le ambientazioni sono molto realistiche, le musiche incalzanti, Gerusalemme ricostruita alla perfezione in 3D, l’Angelo che rotola la pietra del sepolcro e libera Pietro e Giovanni dalla prigione
somiglia molto ai personaggi dei film Marvel. Ma al di là degli effetti speciali e della scenografia, la serie TV è ricca di spunti di riflessione per i ragazzi, perché mostra da una parte la debolezza degli Apostoli ma dall’altra la loro
grande fede di fronte alle difficoltà alle persecuzioni e alla morte. Ogni tanto vengono citate dai vari personaggi alcune profezie dell’Antico Testamento (es: Isaia 53,9; Deuteronomio 21,22-23) che possono essere riprese, spiegate, corrette se necessario e utilizzate per una discussione di gruppo.
Chiaramente le libere interpretazioni dello sceneggiatore, specialmente quello che riguarda la storia di Pilato, del Sommo Sacerdote e degli imperatori con le loro improbabili visite in Palestina, sono molte, ma per il
resto la serie rimane abbastanza fedele al testo degli Atti degli Apostoli. In particolare vengono delineate le vicende di Pietro, Stefano, Filippo in Samaria e Paolo. La conversione di Paolo è ben rappresentata, dal furore cieco di
distruzione del cristianesimo fino alle cecità dovuta all’incontro con Cristo sulla via di Damasco. Consapevole della sofferenza alla quale andrà incontro nella missione, Paolo decide comunque di seguire Gesù: “Sai, (è Paolo che parla con Pietro n.d.r.) quando Anania è venuto a casa mia, mi ha detto che lo aveva inviato Gesù. Aveva detto ad Anania che avrei sofferto… Che avrei sofferto per il suo nome. Non mi perdonerò mai per quel che ho fatto, ma ho paura…

Anche le profezie citate dai personaggi possono essere spunto di riflessione
Anche le profezie
citate dai personaggi
possono essere spunto
di riflessione

Ho così paura che il dolore che sento adesso è nulla in confronto a quello che verrà.
Sarebbe più facile scappare, ma non posso farlo”. Ne emerge un quadro di una comunità provata dalla persecuzione
si, ma animata dalla forza dello Spirito a compiere scelte radicali in nome di Gesù e del Vangelo. Se pensiamo ad una generazione, come quella dei nostri giovani, liquida, incapace di scelte definitive per la propria vita, e che spesso relega la fede in un piccolo angolo della propria esistenza, si capisce allora come la testimonianza dei primi cristiani
possa costituire un esempio per i ragazzi sia di amore fraterno, ma anche di passione nell’annuncio del Vangelo. Sono molto belle le scene nelle quali gli Apostoli si fanno vicini alla sofferenza e come Gesù prima di loro, si chinano
sulle ferite dell’uomo per sanarle. Anche la scena del capro espiatorio sul quale venivano caricati tutti i peccati compiuti durante l’anno, ci da modo di spiegare che Gesù prende il posto del Tempio e dei suoi riti e si carica di
tutti i peccati dell’umanità, anche dei non giudei. La serie termina infatti con la decisione di Pietro di battezzare Cornelio, il centurione romano che aveva ricevuto la visita dell’Angelo, evento che fa da preludio al distacco del Cristianesimo dall’Ebraismo e all’apertura della missione ai Gentili. La scena finale dell’ultima puntata rimane sospesa e lascia intendere che molto probabilmente la serie avrà una seconda stagione che, visto il successo della prima, speriamo arrivi presto.

UN ESEMPIO CHE VIENE DAL PASSATO
I personaggi di questa serie tv, provati dalle persecuzioni e animati da scelte forti, possono rappresentare un ottimo esempio per i ragazzi della nostra epoca così liquida e precaria. Sarebbe significativo parlarne insieme, prendere spunto da alcune scene e da alcune citazioni per animare un dibattito… magari in attesa che producano la seconda stagione della serie.

A.D. La Bibbia continua, è certamente una serie TV che può venirci in aiuto nei tempi di Pasqua, di Pentecoste e in genere quando vogliamo trattare nei nostri gruppi giovani, l’argomento dell’essere e del fare “comunità”. E’ una serie americana di 12 episodi uscita nel 2015 e doppiata anche in italiano (consiglio comunque la visione della serie originale con i sottotitoli). Inizia con il processo a Gesù la sera di giovedi e termina con la conversione di Cornelio il Centurione.
A.D. La Bibbia continua, è certamente
una serie TV che può
venirci in aiuto nei tempi di Pasqua,
di Pentecoste e in genere
quando vogliamo trattare nei
nostri gruppi giovani, l’argomento
dell’essere e del fare “comunità”.
E’ una serie americana di
12 episodi uscita nel 2015 e doppiata
anche in italiano (consiglio
comunque la visione della serie
originale con i sottotitoli). Inizia
con il processo a Gesù la sera di
giovedi e termina con la conversione
di Cornelio il Centurione.